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Il mondo corre, l’Italia arranca. La Storia è la nostra grande alleata per il retaggio e la memoria che ci ha consegnato ma è anche il maggior ostacolo per far comprendere a 60 milioni di italiani che il Boom degli anni Sessanta e la ricchezza che ne è conseguita vanno difese con un profondo cambiamento della mentalità. Ci vuole Senso Civico, Rigore, Tolleranza Zero. L’alternativa non è un lento declino, ma una brutale emarginazione dai mercati mondiali

 

Ad Alassio, nell’ex Chiesa Anglicana della città, l’Istituto alberghiero Claudio Ventimiglia a maggio ha organizzato un convegno dedicato ai 50 anni della sua fondazione, avvenuta nel 1963. Il tema era: “C’era una volta il Boom 1963”.

Tutto e il contrario di tutto, nello stile italiano. “Viviamo nel Paese più bello del mondo. Dobbiamo solo amarlo un po’ di più” ha detto domenica il ministro Bray dalla Valle dei Templi, e in effetti ha ragione. Viviamo nel Paese più bello del mondo, dove si può trovare davvero ogni cosa, ma purtroppo anche il suo contrario. L’ultimo esempio riguarda l’accessibilità per i disabili delle nostre strutture: da una parte (a Pistoia) l’orgoglio, dall’altra (nel Bellunese) la vergogna.

Internet sta diventando un diritto della cittadinanza. Come l’asfalto sulle strade e l’acqua pubblica, l’accesso al world wide web è un requisito sempre più indispensabile per una città veramente smart in grado di fornire ai suoi abitanti i servizi essenziali del futuro ma anche del presente.

Succede così che, periodicamente, da qualche metropoli mondiale arrivi la notizia di un progetto per dare “internet gratis” a tutti gli abitanti. L’anno scorso, ad esempio, se ne parlò a Berlino: si disse che entro il 2013 tutta la città avrebbe avuto una copertura wifi gratuita e libera, a disposizione dei 3,5 milioni di abitanti e dei milioni di turisti che attrae ogni anno la capitale della Germania. Poi le prevedibili e previste difficoltà (se non pagano i cittadini, e neanche l’amministrazione pubblica, la pubblicità e il ritorno d’immagine bastano a ripagare l’eventuale azienda “benefattrice”?) hanno rallentato il progetto, in fase di stallo.

Far conoscere le eccellenze nascoste dell’Italia, diffondere tra gli imprenditori le competenze digitali, valorizzare i giovani come promotori della transizione digitale dell’economia italiana” potrebbe sembrare il piano d’attacco del governo, invece queste sono le parole di un “privato” che lavora per una grande azienda privata. Lui è Eric Schmidt, ed è il presidente esecutivo di Google. Giunto a Roma in occasione di “Big Tent Made in Italy: la sfida digitale”, evento organizzato da Mountain View in collaborazione con Unioncamere, Schmidt ha promesso: Google investirà in Italia.

Il commento del direttore di "Marketingdelterritorio.info" sulla vendita dell'isola di Santo Stefano, che segue di pochi giorni quella dell'isola di Budelli, a cui lo Stato e le istituzioni pubbliche sembrano assistere impotenti

 

Governo, toc toc, dove sei? Ci sono cose molto importanti da decidere, lo sappiamo (come l’aumento dell’Iva per affossare il turismo, per esempio), però che Paese è mai quello che assiste alla svendita anche dei propri gioielli territoriali e paesaggistici senza nemmeno un tentativo di resistenza?

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