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Il commento del direttore di "Marketingdelterritorio.info" sulla vendita dell'isola di Santo Stefano, che segue di pochi giorni quella dell'isola di Budelli, a cui lo Stato e le istituzioni pubbliche sembrano assistere impotenti

 

Governo, toc toc, dove sei? Ci sono cose molto importanti da decidere, lo sappiamo (come l’aumento dell’Iva per affossare il turismo, per esempio), però che Paese è mai quello che assiste alla svendita anche dei propri gioielli territoriali e paesaggistici senza nemmeno un tentativo di resistenza?

Se non è il colpo di grazia per il turismo italiano, poco ci manca. Non più tardi di due mesi fa Enit e Regioni  firmarono un documento comune – destinatario il Ministro Bray – in cui si invitava  il governo Letta ad adottare diverse misure urgenti per lo sviluppo del settore, tra cui Imu deducibile, Iva riallineata al livello dei Paesi competitor, stop alla tassa di soggiorno e un fondo per le PMI turistiche.

Veti incrociati tra destra e sinistra, rivalse, giochi di potere tra gli schieramenti. Alla fine il Parlamento non trova l’accordo, e salta l’approvazione della legge di finanziamento della macchina statale. Le conseguenze sul territorio sono drammatiche: musei, parchi nazionali e uffici pubblici costretti alla chiusura, centinaia di migliaia di dipendenti pubblici rischiano il posto, mentre tra i mancati introiti e la tensione sui mercati finanziari provocati dalla chiusura il danno economico è altissimo.

In venti mesi, la paura e la preoccupazione hanno lasciato il posto a un misto di rassegnazione e di abitudine. Dopo quella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, per lunghe e tremende settimane gli occhi di tutto il mondo rimasero puntati su un puntino del Mediterraneo, un’isola che pochi – anche in Italia – conoscevano, confondendola con la più nota Elba. Venti mesi fa, tutti impararono a conoscere l’Isola del Giglio, il suo porto, lo scoglio (chiamato appunto Le Scole) contro cui la Costa Concordia si era scontrata, provocando uno dei naufragi più drammatici della storia moderna.

Il miliardario russo Rybolovlev, da qualche mese proprietario dell’isola di Skorpios, annuncia l’intenzione di investire nel turismo ellenico. Qualora le parole si tramutassero in fatti, potrebbe essere un’ottima opportunità per la ripresa della Grecia

 

Secondo la famosa rivista americana Forbes, è il 119esimo uomo più ricco del mondo: 47 anni, proprietario della società produttrice di potassio Uralkali, recentemente divenuto investitore della squadra di calcio franco-monegasca Monaco, ha un patrimonio stimato in 9,1 miliardi di dollari. Il nome dell’oligarca russo Dmitrij Evgen’evi? Rybolovlev è balzato agli onori delle cronache in Grecia nei mesi scorsi, quando ha “regalato” a sua figlia Ekaterina, di 24 anni, l’isola greca di Skorpios, nel mar Ionio, un tempo appartenuta niente meno che ad Aristotele Onassis.

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