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venice syndrome

La crescita all'infinito delle presenze turistiche non può funzionare, meglio il numero chiuso. "Se un concerto vende 100.000 biglietti per 50.000 posti non ammassa le persone"


Se il turismo è un'industria, perché non dovrebbe far osservare le regole indispensabili a qualunque settore commerciale? È nel tentativo di rispondere a questa domanda che chi si occupa di turismo e marketing territoriale dovrebbe tenere in considerazione almeno quattro film sui danni che troppi visitatori possono arrecare a una città come a tutto il mondo in generale.
In un contesto come quello attuale, in cui i viaggiatori internazionali hanno superato il miliardo l'anno, non mancano gli esempi degli effetti deleteri del turismo. Skift, una "travel intelligence company" che si occupa di fornire informazioni, dati e consulenze ai professionisti dell'industria dell'ospitalità, ha scelto quattro documentari che "ogni organizzazione che si occupa di marketing territoriale, grande o piccola che sia, farebbe bene a vedere". E tra le città vittime c'è anche (prevedibilmente) Venezia.
Il primo film consigliato non riguarda però una città, bensì l'impatto globale dei viaggiatori: Gringo Trails (questo il titolo del film in proiezione in queste settimane negli Stati Uniti) indaga infatti sulle conseguenze che hanno le masse di turisti sulle località di tutto il mondo, e in particolar modo sulle comunità locali. Il turismo, in quanto industria, è infatti una fonte economica notevole, e crescente in maniera esponenziale se si ricorda che i viaggiatori internazionali sono cresciuti del 3600% dai 25 milioni del 1950, quando la popolazione mondiale era inferiore "solo" del 260%.
Degli altri tre video documentari passati in rassegna da Doug Lansky su Skift, due sono già stati trattati in queste pagine: il primo è Bye Bye Barcelona, film di Eduardo Chibas che (prima degli italiani nudi di quest'estate) denunciava i problemi che si trova ad affrontare la capitale catalana, invasa dai turisti provenienti da ogni parte della Terra. Il secondo è "Welcome Goodbye" e attira l'attenzione su Berlino e sul fastidio dei berlinesi verso le "valige ovunque", per citare una scritta su un muro della capitale tedesca riprodotta nel film di Nana AT Rebhan, come abbiamo raccontato nel primo numero di Destination Magazine.
Infine,

">"The Venice Syndrome", dedicato alla Serenissima. Fin dal trailer del film di Andreas Pichler si intuisce che i riflettori anche in questo caso sono puntati sui residenti, più che sui tantissimi visitatori della Laguna: e i veneziani non nascondono il proprio fastidio per una città che diventa sempre più invivibile e chi costringe ad andarsene chi, per usare le parole di un intervistato, "non ha la fortuna di avere una casa di proprietà e quindi prima o poi deve trasferirsi" e lasciar spazio magari a qualche ricco imprenditore desideroso, citando un altro veneziano, di fare "un investimento importante" ma che poco o niente lascia alla comunità.
A questo punto, riconosce Skift, le organizzazioni di destination marketing potrebbero obiettare che se una località fornisce grandi esperienze ai visitatori è normale che queste vogliano tornare e che ciò rappresenti un valore economico da difendere. Del resto in ogni conferenza o convegno le aziende turistiche amano fare proiezioni e stime di crescita. Tuttavia, ribatte Lansky, "la vera sfida per una crescita significativa nel lungo periodo è riuscire a regolare i flussi turistici per evitare il collasso di una destinazione" e di conseguenza l'irrimediabile perdita di appeal delle località stesse.
Gli esempi in tal senso non mancano, e basta associare il nome di una località famosa e la parola "overcrowded" (sovraffollata) su TripAdvisor per comprendere che il problema non è nel futuro ma nel presente.
"Se Beyoncè vende 100.000 biglietti per un concerto da 50.000 posti fa due concerti, non ammassano 100.000 persone tutte insieme" spiega Lansky. "Neanche se vendono 100 biglietti in più provano a farli entrare lo stesso. Anzi, viene considerata una cosa positiva se qualcuno deve tornare a casa dagli amici dovendo spiegare che non è riuscito a trovare più biglietti".
Lo stesso, è il consiglio, dovrebbero fare le località che già oggi patiscono il sovraffollamento turistico. Trovando un modo per applicare il numero chiuso prima che si sia riempita l'ultima camera d'albergo o l'ultima stanza affittata da Airbnb: perché se dovesse arrivare quel momento potrebbe essere davvero troppo tardi.

 

Trailer di The Venice Syndrome

{youtube}K9obLAdWmSw{/youtube}

 

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