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La Camera di Commercio comunicherà i dati sulla ricaduta economica dell’evento giovedì 25 maggio, ma a Torino si respira un’aria trionfale già da qualche giorno, quando ancora non si erano chiusi i cancelli del XXX Salone Internazionale del Libro. Seppur in misura ridotta, sembra quasi di rivivere la soddisfazione del 2006, quando le Olimpiadi si rivelarono un successo i cui benefici per il territorio continuano ancora adesso.

Sarebbe inutile nascondere il nostro orgoglio di amici ormai trentennali del Salone del Libro. Tuttavia, è bene tenere a freno l’entusiasmo, per un semplice motivo: il Salone non è come le Olimpiadi.

Se undici anni fa, infatti, con lo spegnimento della fiaccola che prese la via di Vancouver i torinesi ebbero tutto il diritto di festeggiare il successo di quell’evento storico che aveva fatto brillare la città, oggi c’è poco da festeggiare e molto da fare. Perché le Olimpiadi passano una sola volta nella vita, o al massimo due, ma a oggi mancano circa 350 giorni all’apertura del XXXI Salone del Libro, già programmato per il 10-15 maggio 2018.

Il Salone 2017 è stato un successo: 165.000 biglietti venduti, 38 mila visitatori in più rispetto al 2016, ottimi risultati anche per la prima volta del Salone OFF. Come ogni anno, sempre un po’ meglio di quello prima, l’indotto turistico sulla città è stato notevole. Ma non bisogna neanche pensare per un momento che le difficoltà dei mesi scorsi – la defezione di “Mondazzoli” e degli altri grandi editori, la nascita di Tempo di Libri a Milano e la sua programmazione a pochi giorni dal salone torinese – siano sparite d’incanto grazie al (consueto) successo di pubblico al Lingotto. Certo, il direttore Lagioia ha rimarcato che già dal prossimo anno le porte sono aperte per chi quest’anno aveva preferito non esserci. Ma per non disperdere le energie di questi mesi bisogna continuare a lavorare fin da subito.

Solo il tempo ci dirà se l’evento di Milano avrà un futuro più o meno radioso del fratello maggiore torinese, ma conoscendo la professionalità meneghina siamo piuttosto convinti che Tempo di Libri sia destinato a crescere di anno in anno.

Per usare un’espressione che su queste pagine ricorre spesso, è decisamente più utile “fare sistema”: questo significa che i due eventi possono continuare a esistere entrambi. Con un calendario migliore, magari. Con un’alleanza piemontese-lombarda che sappia ampliare la propria offerta in uno scambio virtuoso, e non in una lotta per disarmare l’avversario.

Una cosa va però sottolineata: quando tutto un territorio crede fermamente in un progetto, lo sostiene. La risposta dei torinesi in questo caso è stata decisiva.