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Da Expo l’incontro tra i territori dell’arco alpino per la vivibilità e il ripopolamento della montagna. Filiera del bosco, prevenzione del rischio idrogeologico e turismo elementi chiave, ma serve maggiore autonomia come dimostra il caso trentino


Riportare la gente a vivere in montagna per rendere la montagna più vivibile per residenti e anche turisti. È il concetto emerso al convegno organizzato a Expo da Regione Piemonte e Provincia di Trento e promosso dalla Conferenza Stato-Regioni sulla vivibilità dell’arco alpino che negli anni ha registrato lo spopolamento. Per invertire la rotta, secondo i territori interessati, servono maggiore autonomia di spesa, norme specifiche per il territorio alpino e meno burocrazia per le imprese che vi operano.
L’incontro ha messo al centro la necessità di azioni condivise per la tutela degli interessi comuni dei territori di montagna. Prima fra tutte, appunto la necessità di mantenere la montagna "abitata". “Lavorare affinché la gente ritorni in montagna, che negli ultimi anni ha subito un forte spopolamento” ha detto l’assessore all’ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia, secondo il quale “bisogna creare occasioni di lavoro nelle terre alte, perché la gente che vi lavora serve come difesa e baluardo contro il dissesto idrogeologico. La strada da seguire è chiara: filiera del bosco, legno, idrogeologico e turismo. I fondi europei, le risorse del Psr e Gal, il Programma Interreg servono a creare opportunità per garantire lo sviluppo della montagna”.
L’assessore piemontese ha sottolineato l’esempio virtuoso del Trentino, “con la sua legge che prevede che la proprietà non possa essere smembrata. La frantumazione dei fondi montani è un grande problema per il Piemonte, che necessita di un riordino fondiario”. Valmaggia fa poi riferimento alle migrazioni degli anni Sessanta, quando “si sono costruite delle strade che hanno portato la gente dalla montagna a lavorare in Fiat”; e spiega che “adesso bisogna fare il percorso inverso, risalire la corrente come i salmoni e ripopolare le terre alte”. Per raggiungere lo scopo è necessario valorizzare la specificità della montagna e trovare nuove soluzioni, “perché è ovvio che una bottega montana non può avere gli stessi vincoli di un supermercato in pianura”.
Chiamato in causa come esempio virtuoso, il caso del Trentino è stato illustrato dall’assessore provinciale all’ambiente e infrastrutture della Provincia autonoma di Trento, Mauro Gilmozzi: “Il Trentino è riuscito a mantenere la montagna viva e popolata, grazie alla qualità della vita e al lavoro. Il merito è della nostra Autonomia che ci ha permesso di decidere tempi e modalità di spesa delle nostre risorse. “Il distretto della montagna non va misurato in altitudine, ma va considerato come un’area dove troviamo importanti risorse naturali e dove c'è necessità di servizi e risposte precise ad esigenze quotidiane” ha sottolineato Gilmozzi, che ha anche ricordato gli investimenti della Provincia autonoma di Trento nel settore idrogeologico, gli interventi a favore della ripresa del bosco e delle comunità boschive, “l’acciaio ha sostituito la cultura del legno”, ha sottolineato, e, non ultimo, il turismo.

 

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