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Claudio Abbado

La morte di Claudio Abbado, avvenuta ieri a Bologna, rappresenta la scomparsa non solo di uno dei più grandi nomi della musica italiana, ma di una voce autorevole e nota in tutto il mondo, un riferimento imprescindibile per la Cultura del nostro Paese.


Come hanno riportato i principali giornali, infatti, Abbado ha dedicato tutta la sua vita alla funzione sociale della musica, con tale impegno e tale successo da portarlo a essere scelto nello scorso agosto dal presidente Napolitano come senatore a vita. La Stampa, per esempio, ha scritto che "Nella musica ha sempre cercato valori e sentimenti, oltre la perfezione dell'arte, sicuro che possa essere anche salvifica, tanto da essersi dedicato alla creazione di varie orchestre giovanili, affascinato dal modello di El Sistema venezuelano, che - diceva - gli ha «riconfermato che la musica salva davvero i ragazzi dalla criminalità, dalla prostituzione e dalla droga: facendo musica insieme trovano se stessi» e aver provato a crearlo anche in Italia". Oltre all'attenzione per i giovani, continua l'articolo di Giangiorgio Satragni, "Abbado ebbe sempre particolare riguardo anche alla creazione di nuovi spazi per la musica. L'ultimo progetto, seguito con il fedele amico architetto Renzo Piano, era quello di un nuovo Auditorium nella Bologna in cui risiedeva. A Torino fu l'anima della creazione del nuovo Auditorium del Lingotto, progettato dal medesimo Piano con il mago dell'acustica Mueller, inaugurato nel 1994".

 

 

Dell'impegno fino all'ultimo momento per la cultura e la società italiane parla anche il ritratto di Abbado pubblicato da Vanity Fair: "La malattia lo aveva reso filiforme, scavando il viso fino all'osso, senza però intaccare il piglio di artista assoluto e uomo pugnace, pronto a lanciare appelli: contro l'insensibilità per la cultura dei governi italiani, anzitutto". Altri appelli del maestro Abbado riguardavano temi ambientali: "Su tutti i 90mila nuovi alberi richiesti a Milano come condizione per il rientro alla Scala. Nell'operazione coinvolse anche l'amico Renzo Piano".

 

Il Fatto Quotidiano, ricordando un'intervista di Abbado del 2010, ha riportato: "«La musica costa? Facciamone di più»: in questo passo fulminante di un'intervista del 2010 c'era tutto intero questo spirito. Perché non era una battuta, uno slogan: era una convinzione profonda, un programma di vita. «La reazione che ho sempre avuto davanti a chi dice che la cultura costa troppo è quella di farne di più. La risposta deve sempre essere positiva. Se qualcuno si qualifica dicendo che la cultura non rende, si squalifica da sé. Ma bisogna ribattere con i fatti».".

 

Anche Massimo Bray, ministro della Cultura e del Turismo, ha voluto omaggiare il grande maestro scomparso ieri: "La scomparsa del Maestro Claudio Abbado è per me motivo di grande tristezza e sconforto, per la consapevolezza che il nostro Paese e noi tutti abbiamo perso oggi un protagonista eccezionale della cultura italiana, amato e rispettato ovunque nel mondo e che ha donato tutta la sua vita alla musica" riporta l'agenzia giornalistica il Velino. L'omaggio di Bray rimarca ancora una volta l'importanza dell'impegno che Abbado, attraverso il suo lavoro, ha dedicato all'Italia: "Il Maestro Abbado ha fondato, in Italia e in Europa, nuove orchestre, ha offerto indimenticabili esperienze professionali e artistiche a centinaia di giovani musicisti, non ha mai smesso di indagare il repertorio storico e quello contemporaneo". "La sua determinazione, e il suo immenso amore per la musica" ha concluso il ministro del MiBACT, "hanno permesso la nascita anche in Italia della nuova esperienza del Sistema delle orchestre infantili e giovanili, rivolto in particolare ai bambini e ai ragazzi delle fasce sociali più disagiate: un ultimo dono che ha voluto fare al suo Paese. Ho avuto la fortuna di assistere, a Bologna, al concerto per il suo 80esimo compleanno e di condividere con lui le riflessioni sull'importanza della centralità del patrimonio artistico e culturale nelle vite degli italiani. Sono vicino alla famiglia in questo momento di grande dolore".

 

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(Fonte foto: orchestramozart.com)