Il rapporto Federculture 2018 evidenzia luci e ombre della gestione della cultura in Italia. Consumi al top in Trentino Alto Adige, la Sicilia fanalino di coda per la spesa delle famiglie

La presentazione a Milano del quattordicesimo rapporto Federculture ha significato il passaggio delle consegne tra vecchia e nuova legislatura in un settore cardine per il nostro Paese come quello della cultura.

Pur rimarcando una crescita generalizzata dei consumi culturali che non si è più interrotta a partire dal 2013, il Rapporto ha evidenziato la necessità di ampliare il pubblico dei fruitori attraverso forme di sostegno al consumo, soprattutto per agevolare le scelte dei soggetti più giovani. Base indispensabile per l’ulteriore sviluppo della cultura in Italia si confermano le imprese, ovvero i soggetti che gestiscono musei, beni e attività culturali con l’obiettivo di efficienza ed efficacia.

I dati raccolti nel Rapporto indicano una crescita dei consumi, con la spesa delle famiglie italiane per i servizi culturali e ricreativi – che comprende teatro, cinema, musei, concerti – che vale 31 miliardi di euro e aumenta del 3,1%; ma nello stesso tempo segnalano anche forti disparità nelle aree geografiche e nei contesti territoriali. La stessa spesa culturale delle famiglie che nelle regioni del Nord Italia è mediamente superiore ai 150 euro al mese, nel Sud scende intorno ai 90 euro, con gli estremi opposti del Trentino Alto Adige dove si spendono 191 euro al mese e della Sicilia dove se ne spendono 66. Se si aggiunge anche la spesa per libri e musica, il conto sale a 71,4 miliardi, con un +2,6% nel confronto con il 2016.

È ancora molto alta la percentuale di italiani adulti (over 25 anni) culturalmente inattivi, 38,8%, e nei singoli ambiti l’assenza di pratica culturale raggiunge anche l’80%, come per il teatro, o il 90% per i concerti di musica classica. Anche in questo caso i dati più allarmanti si registrano nel Mezzogiorno, dove l’inattività culturale riguarda 8-9 cittadini su 10. Risulta in controtendenza la predisposizione alla lettura che segnala una piccola ripresa: infatti la percentuale di coloro che leggono almeno un testo nell’arco di un anno è passata dal 40,5% al 41%, così come vengono segnalati in crescita gli italiani che leggono almeno 3 libri in 12 mesi. In calo, invece, sono i cosiddetti lettori forti, ovvero coloro che consumano più di 12 volumi annuali.

A fronte di questo rapporto, Federculture sottolinea l’urgenza di un impegno concreto per incentivare la partecipazione dei cittadini sia sotto l’aspetto della fruizione, sia sotto quello dell’impegno dei cittadini stessi nel “prendersi cura” del patrimonio, intervenendo nella sua gestione. L’impegno per la crescita del settore culturale infatti deve essere condiviso tra tutti i livelli di responsabilità istituzionale, pubblica e privata.