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Tutti i numeri sui consumi di cultura nelle famiglie italiane contenuti nel 12° Rapporto Federculture 2016 realizzato in collaborazione con l’AGIS

Pare proprio che la crisi sia passata e dopo anni di difficoltà e austerity la cultura torna a essere al centro della governance e della vita degli italiani. Lo si evince dal 12° Rapporto Annuale Federculture dedicato a "Impresa Cultura. Creatività, Partecipazione, Competitività" realizzato quest’anno in collaborazione con l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo - Agis. Il rapporto fotografa la situazione italiana del 2015: la spesa delle famiglie per cultura, spettacoli e ricreazione è cresciuta del +4%, volando a 67,8 miliardi di euro totali e recuperando anche buona parte di quanto invece si era perso nel momento buio della crisi del 2012-2013 (+6% sul 2013). Senza contare il milione e 190 mila occupati del settore, il 5,3% del totale in Italia, e le 412.521 imprese, che portano un valore aggiunto di 89,7 miliardi, il 6,1% dell'economia nazionale. A questi dati si aggiunge il record assoluto di 43 milioni di visitatori nei musei statali nel 2015, come evidenziato in un messaggio del ministro dei beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, pervenuto nel corso della presentazione del rapporto all’Auditorium del Museo Maxxi di Roma lo scorso 19 ottobre.

La cultura è una risorsa importante per il nostro Paese e ha un ruolo centrale nelle politiche di sviluppo economico e sociale. Il suo consumo cresce tra i giovani, altro segnale significativo: nel 2015 rispetto al 2014, nella fascia di età 15-17 anni la fruizione teatrale aumenta del 16,6% e quella dei musei del 10,6%; in quella 20-24 anni si registra per il teatro una crescita dell’11,4%, nei concerti di musica classica +8,2%.
Tuttavia la completa astensione culturale pur essendo in calo nel 2015 di un 4% rispetto all’anno precedente, riguarda ancora il 18,5% dei cittadini vale a dire che circa 11 milioni di italiani non fruiscono di cinema, teatro, musei, concerti, né praticano la lettura. Addirittura si stima che nel 2015 poco meno di un italiano su due, cioè il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni), abbia letto almeno un libro, cifra stabile rispetto all’anno precedente. Era il 46% nel 2010. Insomma si legge poco, ma si va di più nei musei (+7%, con 2.2 milioni di biglietti staccati in più), a teatro (+4% con 400mila accessi in più nelle sale) e a sentire un concerto (+6%, un milione circa di presenze in più). In due anni il pubblico di teatro e cinema è aumentato dell’8%, quello museale del 18% e la partecipazione ai concerti è cresciuta dell’11%.
Se si vuole comparare il tutto in termini geografici, il Sud del Paese resta indietro, tutti gli indicatori, seppur sempre in un trend positivo, sono decisamente inferiori al resto dell’Italia. Nelle zone dove il PIL è più alto si spende di più (al primo posto il Trentino Alto Adige, con oltre 203 euro spesi in cultura per famiglia al mese, seguono Emilia Romagna e Lombardia), in quelle più povere fatalmente meno: fanalino di coda la Calabria e la Basilicata, dove tra cinema, musei, libri e teatri non si spende a famiglia più di 59 euro al mese. La spesa media nazionale si attesta invece a 126,41 euro per nucleo familiare.
Una segnalazione a parte merita il turismo culturale che cresce di più rispetto agli altri tipi di turismo (+7% di arrivi e +5% di presenze nel 2015 rispetto all’anno precedente). Rappresenta il 36,2% del mercato in termini di arrivi e il 27,3% come presenze (per il 60% si tratta di turisti stranieri) e genera una spesa media giornaliera per turista culturale di 131 euro.
Il 12° Rapporto di Federculture è un volume corposo che contiene 40 interventi oltre a fornire dati preziosi per tutto il mondo della cultura. Vi hanno lavorato fianco a fianco privati e istituzioni pubbliche. Tra le proposte di Federculture c'è l'estensione dell'Art bonus a tutti i soggetti che praticano la cultura, ampliando la platea dei beneficiari, delle azioni e dei possibili finanziatori per farne uno straordinario traino economico. E poi la defiscalizzazione del consumo culturale, un bonus anziani simile a quello per i giovani, l'incentivazione del processo di autonomia delle fondazioni culturali, con benefici per il bilancio dello Stato, l'eccezione culturale per le norme che più direttamente influiscono sulla gestione e l'operatività delle aziende della cultura e anche l'istituzione di un Cipe cultura, guidato dal Mibact, che raccolga anche i ministeri delle Infrastrutture, Politiche agricole, dello Sviluppo economico e dell'Istruzione, per pensare a livello di sistema anche la cultura.

Nel video i dati principali del Rapporto 2016

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