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Sono nove tra fari e torri dislocati lungo le coste del nostro Paese. Alto il livello di interesse degli operatori

È iniziata la fase di valutazione delle proposte per l’affitto cinquantennale di nove tra fari, edifici costieri e torri inseriti nella terza tranche del progetto dell’Agenzia del Demanio e Difesa Servizi S.p.A. Valore Paese-FARI. Al 29 dicembre, data di chiusura del bando, sono giunte ventitré offerte che ora saranno oggetto di valutazione da parte delle commissioni di gara. Per ogni struttura si terrà conto dell’offerta “economicamente più vantaggiosa”, ma anche di altri criteri qualitativi come soluzioni di rifunzionalizzazione delle strutture, manutenzione, fruibilità pubblica, contributo allo sviluppo locale sostenibile e la possibilità di creare un network tra più strutture, attraverso una rete di servizi e attività condivise. Gli edifici sono di pregio storico e paesaggistico e sono dislocati lungo la penisola da nord a sud. L’interesse di investitori privati operanti nei settori immobiliare e alberghiero si è distribuito su tutti questi “gioielli del mare”, come sono stati definiti.

In particolare, per le strutture in gestione all’Agenzia del Demanio le offerte si sono così suddivise: 4 per il Faro di Capo Santa Croce ad Augusta (SR), 3 per l’Isola di San Secondo nella Laguna di Venezia, 2 per la Torre Cupo di Corigliano Calabro (CS) e 1 offerta rispettivamente per il Faro del Colle dei Cappuccini ad Ancona e la Torre Monte Pucci a Peschici (FG).

Per gli edifici in gestione a Difesa Servizi S.p.A. le offerte sono state: 5 per il Faro di Punta Lividonia a Porto Santo Stefano (GR), 3 per il Faro Punta Marsala sull’isola di Favignana (TR), 3 per il Faro di Capo d’Orlando a Messina e 1 offerta per il Faro Punta Omo Morto a Ustica (PA).

Con le due edizioni precedenti erano state assegnate ad operatori privati 24 strutture. Da queste operazioni lo Stato incasserà complessivamente 760.000 euro/annui di canoni (15.4 milioni nell’intero periodo di concessione) e attiverà un totale di 17 milioni di investimenti diretti, con una ricaduta economica complessiva di 60 milioni e un risvolto occupazionale che toccherà 300 operatori. Questi numeri sono destinati a crescere grazie alle proposte per la terza tranche ora oggetto di valutazione.