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Da uno studio della Federazione italiana pubblici esercizi una stima sulla spesa dei visitatori dall’estero nelle strutture ristorative italiane. 8,4 miliardi, +5% sull’anno scorso. Saldo imprese ancora negativo, mentre bar e ristoranti sono sempre più luoghi di aggregazione e socialità


Ammonta a 8,4 miliardi di euro la spesa dei turisti stranieri in bar e ristoranti d'Italia nel 2015. A dirlo è la Fipe – Federazione italiana pubblici esercizi, che in questi giorni festeggia i suoi 70 anni negli spazi di Expo Milano ormai agli sgoccioli.
Secondo i calcoli della Fipe, gli 8,4 miliardi di euro che quest’anno verranno spesi dai turisti stranieri nei pubblici esercizi del nostro Paese segnano il 5% in più rispetto al 2014. E considerata la cornice dell’assemblea annuale, non poteva che essere esaltato il ruolo del settore agroalimentare.
Lino Enrico Stoppani, Presidente Fipe ha infatti sottolineato come il cibo “per i turisti stranieri è uno dei principali motivi di viaggio in Italia, addirittura il primo per ritornarci. Nonostante ciò, spesso non riusciamo a valorizzare adeguatamente le potenzialità che il settore potrebbe esprimere attraverso efficaci azioni di promozione e comunicazione”.
Stoppani ha parlato dell’esempio positivo di Expo, una dimostrazione “di come la valorizzazione sia possibile, basti ricordare il ‘Food Act’, un patto tra Governo e Ristorazione promosso dal Ministro Martina per migliorare e rafforzare il settore”. Secondo il presidente Fipe, la ristorazione sta assistendo a una ripresa dei consumi: l’ufficio studi della federazione, infatti, stima per il 2015 una crescita dei consumi dello 0,8%, mentre oltre l’80% degli italiani prevede di spendere di più al ristorante nei prossimi sei mesi.
“Anche tra le imprese c’è maggiore fiducia nel futuro; nel terzo trimestre di quest’anno il sentiment è tornato ai livelli del 2007” ha detto ancora Stoppani, anche se “non tutto però va a gonfie vele”. Il settore, infatti, è caratterizzato da forte densità e competitività imprenditoriale, caratteristiche non sostenute da un tessuto produttivo abbastanza robusto. “Questo si traduce in un numero molto elevato di chiusure: tra gennaio e settembre del 2015 sono state aperte quasi 13.000 imprese mentre ben 20.000 sono quelle che hanno chiuso i battenti: un saldo negativo di circa 7.000 imprese”.
Tuttavia, il nostro Paese può vantare secondo Stoppani un modello di pubblico esercizio unico al mondo per la sua eterogeneità, qualità e diffusione: “I bar che popolano le nostre città e le nostre province fungono da luoghi di socialità, nonché di integrazione culturale, capaci di trasformarsi nel tempo insieme alle esigenze dei consumatori”.

 

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