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Per Montalcino la presentazione dei vini conferma l'annata straordinaria. Come straordinaria è la crescita dell'enoturismo: oltre un milione di turisti nel 2014, a dimostrazione dell'efficacia di un territorio che fa rete intorno al proprio patrimonio


È uno dei vini simbolo dell'enologia italiana di eccellenza, un marchio e un gusto inconfondibili per i palati di tutto il mondo. E la prossima stagione si preannuncia come una preziosa conferma della meritata fama.
Il Brunello di Montalcino ha "alzato il sipario" lo scorso week end, presentando nel corso dell'evento "Benvenuto Brunello" l'annata 2010 del Brunello e quella 2013 del Rosso di Montalcino. E a giudicare dalle anteprime americane e dai commenti degli esperti di tutto il mondo, il Brunello 2010 conferma l'ottimo stato di salute del sistema montalcinese.
brunello benvenuto 2015"Presentiamo un'annata che ha tutte le caratteristiche per entrare in quelle considerate memorabili" ha commentato il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci "Ma quello che più conta è che il sistema Montalcino sta sviluppando la capacità di mantenere standard di eccellenza sempre più elevati".
"Vendiamo in tutto il mondo perché il Brunello è un vino unico, immediatamente riconoscibile. Ormai questo territorio ha raggiunto e può stare stabilmente tra le migliori espressioni internazionali del vino. Abbiamo portato il sangiovese ad una qualità ed eleganza assolutamente incomparabili. Questo ormai è il perimetro stabile in cui tutti i produttori devono stare perché è su questo che ci confrontiamo. Ogni annata è un punto di riferimento da cui partire" ha spiegato Bindocci.
E i commenti arrivati nelle scorse settimane da oltreoceano, nell'anteprima americana di Benvenuto Brunello a New York e San Francisco, dove oltre 1600 tra wine master, giornalisti, ristoratori, sommelier e importatori hanno assaggiato Brunello 2010 e Rosso 2013, non smentiscono le aspettative. Come confermano gli apprezzamenti pubblici di Dwight Casimere "thewinedoctor", responsabile delle pagine food & wine del Times Weekly, Joe Campanale, direttore esecutivo per il settore beverage del prestigioso gruppo di ristoranti Epicurean, Christy Canterbury, giornalista e speaker nonché Master of Wine dal 2011, e Ryan Smith, dell'Enoteca La Storia (California).
A conferma della buona salute del Brunello ci sono dunque i numeri dell'export, che si conferma al 67,5% dell'intera produzione, con gli USA in testa con oltre il 30% delle esportazioni, seguiti da Europa (con UK, Germania e Svizzera in testa) al 20%, i mercati asiatici (Cina, Giappone, Hong Kong) che realizzano il 15%, il Canada (12%) e il centro e sud America (8%). Il restante 15% è occupato dagli altri Paesi. Per quanto riguarda il mercato, torna di nuovo a salire la produzione, con 13.193.000 di bottiglie immesse sul mercato nel 2014 (+3,60% rispetto allo scorso anno), così suddivise: 8.400.000 di Brunello (+4%), 4.500.000 di Rosso (+5%), 260.000 di Sant'Antimo e 33.000 di Moscadello.

Anche il giro d'affari del settore vitivinicolo a Montalcino è aumentato del 2% rispetto all'anno scorso, arrivando a 168.250.000 euro. Accanto al fatturato derivante dalle attività legate al vino, in particolare, si deve aggiungere un dato importante che sta crescendo in questi ultimi anni: è quello del settore enoturistico, che ha superato i 30 milioni di euro. Nel 2014 sono passati da Montalcino oltre 1 milione di turisti, facendo registrare un +17,5% sui pernottamenti nelle strutture ricettive e un +16,5% di presenze rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. "Dal 2011 al 2014 l'incremento di fatturato del settore enoturistico è stato di quasi il 10%, e dimostra che investire nella ristrutturazione e riqualificazione delle strutture per dare accoglienza di alto livello è la giusta direzione per valorizzare il territorio anche dal punto di vista dell'ospitalità. A Montalcino agricoltori e produttori sono divenuti col tempo imprenditori, capaci di reinvestire sul territorio le risorse realizzate in anni di lavoro. Questo processo ha creato un circolo virtuoso che si sta trasformando in un'industria turistica" ha commentato il vicepresidente del Consorzio Francesco Ripaccioli.

"La cosa straordinaria è che qui si continuano a preservare i boschi, le strade bianche, qualche pascolo e i seminativi. La qualità dei vini è in costante ascesa e il ripensamento avvenuto a metà degli anni Duemila ha giovato alla denominazione, i vini ne hanno guadagnato in territorialità e vicinanza al vitigno di origine, quel sangiovese grosso che dimostra di essere qui a Montalcino uno dei più nobili vitigni a livello mondiale" è stato l'apprezzamento di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che ha firmato la "Piastrella della Vendemmia 2014".

 

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