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Allarme e accuse sulle coste della Puglia: dopo le recenti ordinanze delle Capitanerie di Porto che hanno imposto limiti e divieti di balneazione sui litorali di Salento e Gargano, arrivano le inevitabili proteste, da Confindustria e Legambiente


Il presidente della Commissione Turismo di Confindustria Puglia, Michele Esposto, ha infatti manifestato "una fortissima preoccupazione per la tenuta e la stessa sopravvivenza delle tante strutture turistiche localizzate sulla costa della nostra regione e per tutto l'insieme delle attività economiche, anche delle aree interne, che traggono importanti benefici dai flussi turistici attratti dalle strutture costiere".
I limiti alla balneazione imposti dalle Capitanerie sono stati la conseguenza dei rischi connessi alla erosione costiera e alla stabilità delle falesie (coste rocciose con pareti a picco). Esposto ha lanciato quindi un appello a tutte le istituzioni locali e regionali, affinché si trovino "in modo concertato con gli operatori della Regione" le contromisure per limitare le ricadute negative. In tal senso vengono giudicate positivamente le iniziative della Regione nei confronti del Ministero dell'Ambiente, per lo sblocco delle risorse per la difesa delle coste. Gli investimenti su queste opere "non devono rientrare nell'ormai tristemente famoso Patto di stabilità – ha dichiarato Esposto – che per la Puglia si sta rivelando una vera e propria iattura". Proprio il trend in crescita diretto verso la Puglia potrebbe essere danneggiato "anche in termini di immagine", da una limitazione alle attività turistiche.
Sono 50 su 320 i chilometri di costa del Salento che hanno subito le limitazioni per motivi di sicurezza, sia sull'Adriatico che sullo Ionio. Una situazione difficile per la zona più turistica della Puglia.
"È un fenomeno che si sta aggravando negli ultimi anni e la responsabilità è tripartita, tra i vari operatori e enti" è il commento del geologo Francesco Bartucci, componente del comitato scientifico di Legambiente Puglia, in riferimento ai recenti cedimenti che hanno interessato anche il Gargano. È per effetto dell'azione del moto ondoso e della naturale erosione costiera che frequentemente si verificano fratture dei costoni a picco sul mare, ma tra le concause va considerato anche "l'impatto ambientale dell'eventuale struttura realizzata", case, alberghi e ristoranti, dalle viste panoramiche, costruiti ai margini della falesia a rischio crollo. Un aggravante, il fenomeno dell'abusivismo edilizio per il geologo tranese, che alla testata "l'Immediato", a cornice di un forum sull'importanza dell'acqua in agricoltura tenutosi a Cerignola (Foggia), ha affidato la sua analisi.
"Difficile che con le attuali leggi si possa avere un'autorizzazione legittima per la costruzione di strutture e manufatti a ridosso sul mare: è una situazione che andrebbe analizzata caso per caso. Un'altra questione che andrebbe analizzata è quella relativa ai piani delle coste comunali. Molti comuni non si sono ancora adeguati. È compito di ogni Comune predisporre il piano comunale delle coste e individuare quali sono i tratti di immediato pericolo e di non balneabilità, per i fenomeni di crollo".
"La Regione Puglia" continua il geologo tranese di Legambiente Puglia nella sua analisi per l'Immediato "ha redatto il piano regionale delle coste appena un paio di anni fa, e i Comuni dovevano adeguarsi facendo pianificazioni di dettaglio per i tratti costieri comunali, però, da quello che mi risulta, pochissimi comuni sono adempienti a questi obblighi. A Trani, non ci si è ancora adeguati, così come a Barletta e Bisceglie, che sono realtà che conosco più da vicino. Si è in netto ritardo. Ipotizzo che anche i comuni del Gargano lo siano".

 

 

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Fonte foto: ambienteambienti.com

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