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La storia di Carlo Vichi, fondatore della Mivar nel Milanese. La sua azienda chiude, ma lui mette a disposizione i capannoni per chi vuole investire e creare occupazione nel territorio


Un legame profondo con un territorio non lo si costruisce con una vacanza. Ci vogliono anni, a volte decenni, per sentirsi a casa in una città, e ci vuole un rapporto vero con gli altri individui che ci vivono.
In questo senso, la storia di Carlo Vichi è esemplare di come un territorio sia fatto non solo di vie e palazzi, ma anche di persone e di ciò che queste persone fanno nel e per il territorio. Carlo Vichi è il fondatore della Mivar, storica fabbrica di televisori italiani che dal 1945 fino a pochi anni fa ha resistito in un settore dove il dominio è dei colossi asiatici. Oggi la Mivar ha chiuso i battenti: troppo forte la concorrenza di Giappone, Cina e Corea nella produzione di apparecchi tv. Ma Vichi non ha perso il senso del rapporto con le persone che hanno lavorato nella sua fabbrica di Abbiategrasso, e soprattutto non ha perso la voglia di far del bene al proprio territorio. E così, mentre la Mivar chiude e la nuova fabbrica che lui aveva fatto costruire rimane inutilizzata, Vichi ha deciso di fare ancora qualcosa per sostenere l'occupazione e quindi anche la società in cui ha vissuto: "Affitto gratis il mio stabilimento" ha annunciato "e la metto a disposizione di un'azienda seria e disposta ad assumere qui ad Abbiategrasso 1200 persone".
Dopo quasi 70 anni, Vichi, che aveva iniziato neanche ventenne appena sposato con Anna, ha ancora voglia di lavorare e di stare in mezzo alla gente: "Ho un sogno. Poter dire ricominciamo a quanti ho detto: è finita. E per farlo, un'idea c'è. Se una società di provata serietà accetta di fare televisori in Italia, io gli offro la mia nuova fabbrica, pronta e mai usata, gratis. Non voglio un centesimo. Ma chiedo che assuma mille e duecento italiani, abbiatensi, milanesi. Questo chiedo. Veder sorridere di nuovo la mia gente".

La speranza, ad Abbiategrasso, è che arrivi davvero qualcuno disposto a investire sul territorio e a creare occupazione. Carlo Vichi, il signor Mivar, si mette a disposizione.

La storia dell'affitto gratis dello stabilimento Mivar è oggi su la Repubblica:

 

Le operaie sfilano una ad una. Con il pennarello scrivono sul retro di un televisore. È l'ultimo giorno della Mivar e vogliono fare una sorpresa al loro padrone. "Questo è per lei, ci sono le firme di tutti", gli dicono porgendo quell'ultimo esemplare prodotto dalla storica e unica fabbrica italiana di apparecchi televisivi (e anche radiofonici), fondata nel 1945. Carlo Vichi, 90 anni, si commuove. "Ma ci sono anche i nomi degli uomini. Voglio solo i vostri!", esclama scherzando. Perché qui, in via Dante 45, Abbiategrasso, erano loro, le donne, a costruire - non assemblare - pezzo per pezzo i televisori.

 

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