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Quando nel giugno 2009, Gheddafi issò le sue tende a Villa Pamphili, intellettuali, studenti e associazioni si rivoltarono all'idea che venisse concessa un'accoglienza da nobel per la pace a un dittatore e che gli fosse permesso di occupare il suolo di una delle grandi ville storiche della Capitale per trasformarlo in accampamento delle proprie ambascerie.

Il ricordo di quell'accoglienza si aggrava all'idea della recente guerra civile in Libia che ha portato alla deposizione e alla morte del generale, ma se non altro nei giardini della villa del seicento, Gheddafi montò la sua elegante tenda beduina. Al contrario, lo scorso weekend la Galleria Borghese, per ricevere gli amici del museo, le fila del mecenatismo della capitale, è stata allestita con gazebo in stile villaggio vacanze, tubi d'acciaio che hanno insediato un Erme del Bernini, tir del catering parcheggiati a ridosso delle fontane del XVII secolo. E dire che gli amici del museo, invitati al vernissage della mostra di Giacometti e a una cena, sono personalità che dovrebbero essere più sensibili alla salvaguardia dei patrimoni artistici: tra i commensali c'erano Franca Sozzani e Giovanna Melandri, i Fendi, Cesare Geronzi e il sottosegretario al Mibact Ilaria Borletti Buitoni. I frequentatori della Galleria Borghese hanno denunciato lo scempio al minisindaco Giuseppe Gerace e questa mattina le pagine locali de la Repubblica hanno documentato l'usurpazione:

Ebbene, tutto quello che altrove verrebbe considerato un oltraggio, pura follia devastatrice, è accaduto la settimana scorsa in uno dei musei più belli e preziosi di Roma: la Galleria Borghese. I cui giardini popolati di statue e fontane del '600 sono stati violentati per quattro lunghi giorni da un forsennato via vai di tir e furgoncini che hanno caricato e scaricato, proprio a ridosso dei marmi barocchi, tendoni, stufe a gas, lampadari, tavoli, sedie, candelabri, stoviglie e ogni suppellettile necessaria ad apparecchiare la cena di gala organizzata lunedì dall'associazione dei Mecenati della Galleria per il suo debutto.

(continua a leggere su La Repubblica)

 

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