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La Corte di Giustizia UE: possono essere esclusi dai sussidi i cittadini europei che si trasferiscono in uno Stato membro ma non cercano lavoro

L'Europa dice no a quello che è stato definito il "turismo del welfare". I cittadini dell'Unione Europea economicamente inattivi (disoccupati e non alla ricerca di un lavoro) che si recano in un altro Stato membro con l'unico fine di beneficiare di un aiuto sociale possono essere esclusi da alcune prestazioni sociali di base. A sancirlo è stata la Corte di Giustizia Europea in relazione al caso di una cittadina rumena e di suo figlio, trasferitisi in Germania, che si sono visti negare le prestazioni dell'assicurazione sanitaria di base perché senza reddito e non alla ricerca di un lavoro.
Nella sentenza emessa oggi la Corte ricorda che, secondo la direttiva "cittadino dell'Unione" (2004/38/CE), lo Stato membro ospitante non è tenuto ad erogare una prestazione sociale durante i primi tre mesi di soggiorno, mentre quando la durata del soggiorno è superiore a tre mesi ma inferiore a cinque anni (come nel caso oggetto della sentenza), la direttiva subordina il diritto di soggiorno alla condizione che le persone economicamente inattive dispongano di risorse proprie sufficienti per evitare il fenomeno del cosiddetto "turismo assistenziale" o turismo dello stato sociale (in inglese welfare state).
Uno Stato membro ha quindi il diritto di negare le prestazioni sociali ai cittadini dell'Ue economicamente inattivi che esercitino la loro libertà di circolazione con l'unico fine di ottenere il beneficio dell'aiuto sociale di un altro Stato membro pur non disponendo delle risorse sufficienti per poter rivendicare il beneficio del diritto di soggiorno. Una decisione, quella della Corte di Giustizia UE, che accoglie quindi le richieste in tal senso di diversi Paesi membri, dalla Germania alla Gran Bretagna agli Stati scandinavi.

 

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