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Nuove offerte, nuove forme di comunicazione e una serie di cambiamenti nell'economia e nella politica: le sfide per il Paese nordafricano che fanno riflettere anche in Italia

La Tunisia può fidarsi del turismo? "Should Tunisia rely on Tourism?" si chiede il Tunis Times, in un editoriale del direttore Jlili Amen. Può il Paese africano continuare ad affidarsi al suo turismo fatto di spiagge dorate, hotel lussuosi e pacchetti all inclusive a buon mercato?
Un dubbio che riguarda le strategie e le scelte da fare per assicurare un futuro stabile non solo al settore ricettivo, ma a tutta l'economia: tunisina, in questo caso, ma che potrebbe essere di qualunque altro Stato del mondo, o quasi.
"Parlando a livello globale, gli attacchi dell'11 settembre 2001 e la crisi economica mondiale del 2008 hanno dimostrato come guerra e instabilità possano colpire il turismo mondiale. Dal 2001, gli Stati Uniti hanno perso oltre 606 miliardi di dollari nel turismo, e ciò avrebbe avuto ripercussioni enormi in un altro Paese il cui Pil dipende eccessivamente dall'industria turistica" scrive il direttore del Tunis Times, che a sostegno della propria tesi riporta i danni provocati al turismo dell'Egitto dal clima di guerra, capace di danneggiare anche la Tunisia, con un tasso di disoccupazione salito al 17% nel 2012.
Del resto, anche la Tunisia aveva avuto modo di sperimentare sulla propria pelle i danni che guerre e tensioni sociali possono arrecare al turismo: gli attacchi terroristici di Djerba nel 2000 provocarono enormi perdite nei flussi internazionali, poi recuperate nel corso degli anni. Fino ad arrivare agli oltre 10 milioni di viaggiatori attesi per il 2014.
Il turismo in Tunisia rappresenta circa il 7% del Pil, e vale il 20% degli ingressi di valuta estera. Italiani, francesi e altri europei si recano da decenni "in massa" nei resort e negli alberghi che si affacciano sulle spiagge dorate della costa mediterranea. Ma il rischio evidente è che un sistema basato sulla quantità più che sulla qualità sia troppo vulnerabile alle crisi politiche ed economiche globali, portando così la Tunisia sull'orlo di un baratro molto pericoloso.
Amel Karboul è la prima donna a ricoprire il ruolo di ministro del Turismo in Tunisia, ruolo assunto dallo scorso gennaio. Karboul sta improntando il suo lavoro alla ricerca di alternative che rendano più solido il comparto in cui è stata in precedenza imprenditrice, e per farlo sta puntando su un segmento di mercato più maturo e disposto a spendere: il turismo culturale. Una scelta sicuramente positiva in un territorio dove nel corso dei secoli sono passati Arabi e Romani, Berberi, Ottomani e Fenici. Altra scelta condivisibile e improntata al futuro da parte del ministro è quella di investire sui social media, per conquistare un pubblico più giovane e moderno risparmiando sui costi delle campagne promozionali tradizionali.
"Ma quello che Karboul non vede, forse perché troppo impegnata a fare il proprio lavoro," secondo il Tunis Times "è che l'intera economia tunisina necessita di una completa ristrutturazione". Il problema, quindi, non è quanti soldi dall'estero possono arrivare grazie al turismo, ma quanto ci si possa fidare di fattori esteri per il proprio bilancio.
Ovviamente l'equilibrio tra autosufficienza e dipendenza estera "è la chiave per risolvere il problema". Strategie, priorità, risorse alimentari ed energetiche, lotta alla corruzione: sono queste le azioni che il governo africano deve intraprendere per un'economia meno soggetta agli umori globali e alle tensioni economiche e politiche interne. Vale per la Tunisia, ma forse anche per l'Italia?

 

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