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Con l’Art Bonus raccolti quasi 400 milioni di euro da circa 13mila mecenati. Valorizziamo il patrimonio artistico-culturale italiano, motore dell’economia e leva per lo sviluppo


Sulle reti Rai e sulle piattaforme digitali del MiBACT (link) sta circolando il nuovo spot istituzionale di Art Bonus, l’iniziativa di mecenatismo culturale introdotta nel 2014 dall’allora ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini.

Franceschini è tornato a essere il ministro del MiBACT il 5 settembre scorso, dopo una parentesi di sedici mesi con Alberto Bonisoli. Lo era già stato dal 2014 – appunto – al 2018 durante i governi Renzi e Gentiloni, diventando il ministro della cultura più “longevo” nella storia della nostra Repubblica. I numeri da record del suo mandato, però, non riguardano solamente la durata: facendo il verso a un certo filone di fanpage su Facebook, si avrebbe materiale a sufficienza per gestirne una intitolata “Dario Franceschini che fa cose”, dato che ai tempi si era distinto per le tante e proficue azioni messe in campo (buona parte delle quali incluse nella riforma che porta il suo nome).

L’Art Bonus era stato pensato per favorire l’afflusso di capitali privati nella conservazione, valorizzazione e gestione del patrimonio artistico e culturale nazionale. In buona sostanza, il Ministero invitava privati, enti e società a diventare mecenati culturali con una cosiddetta “chiamata alle arti”, offrendo una contropartita considerevole: chi effettuava erogazioni liberali in denaro per il sostegno alla cultura, infatti, poteva godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta (pari al 65% dell’importo donato).

La misura ha avuto successo: secondo i dati del MiBACT, a oggi sono raccolti oltre 387 milioni di euro da parte di 12.755 mecenati, per un totale di oltre 3.300 interventi finanziati. Non stupisce, quindi, la scelta di Franceschini di riportare l’attenzione su questa iniziativa virtuosa: da qui la nuova campagna, realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia per la regia di Paolo Santamaria, che stavolta racconta l’unicità del patrimonio culturale italiano attraverso gli occhi dei visitatori e invita a regalare emozioni partecipando al restauro di opere d’arte e sostenendo gli spettacoli dal vivo.

“L’Art Bonus funziona e ha raggiunto 400 milioni di euro di donazioni nell’arco di cinque anni” ha dichiarato Franceschini in occasione del question time dello scorso 23 ottobre alla Camera dei Deputati. “L’agevolazione fiscale al 65% per le donazioni in cultura introdotta a fine 2014, divenuta un modello in Europa, si conferma un successo e rende evidente quanto i cittadini e le realtà economiche del territorio tengano alla cura del proprio patrimonio culturale”.

A proposito di queste ultime, Franceschini non ha nascosto i suoi desideri riguardo al futuro: “Vorrei che arrivasse in fretta il momento in cui una grande impresa italiana che non investe nel patrimonio culturale provi senso di colpa di non avere destinato una parte dei propri utili alla sua tutela. Investire in cultura deve diventare una parte insostituibile per la valutazione della responsabilità sociale d’impresa”.

Da parte nostra, non possiamo non condividere la linea di Franceschini. Il patrimonio storico-artistico è un asset che nessun Paese evoluto può permettersi di trascurare, ma soprattutto un Paese come l’Italia, per il quale rappresenta una risorsa da tutelare, da valorizzare e da vivere al meglio, dato che crea benessere e occupazione e rappresenta una leva potenziale straordinaria per rilanciare lo sviluppo del Paese.

L'Italia, insieme alla Cina, è il Paese che detiene il record di maggior numero di patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel mondo, con 55 beni nella lista del 2019 e 41 siti italiani candidati. La cultura è uno dei motori trainanti della nostra economia: ogni anno genera un indotto di quasi 96 miliardi di euro e una ricaduta attiva in altri settori dell’economia (turismo, design, moda, ma anche industria meccanica di precisione, costruzioni e molti altri ancora) pari a 265,4 miliardi – in termini di Pil, parliamo di circa il 16,9%, con un incremento del 2,9% nel 2018 sul 2017.

Tante frasi motivazionali ci spiegano che investire su se stessi è importante perché è l’investimento che paga i più alti interessi: con l’Art Bonus, il Paese investe sulla propria bellezza e sulla propria storia e dà la possibilità a tutti noi – cittadini e imprese – di essere realmente parte attiva di un progetto virtuoso che promuove la migliore immagine di italianità che potremo mai trasmettere.

Teresa Principato

Teresa Principato

Twitter @teresa_pr

 

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Immagine di copertina: il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, nella lista degli interventi finanziati dall'Art Bonus. Foto di Lorenzo Gaudenzi, licenza cc by sa 3.0