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Il successo di Alberto Angela e la cultura diffusa dell’Italia

Quando i dati Auditel diventano argomento di dibattito pubblico ci sono due spiegazioni possibili: un importante investimento di produzione si traduce in un flop inaspettato, oppure al contrario si verifica un explot più o meno imprevisto di un programma di alto livello culturale e sociale.

Il secondo caso è quello che si è verificato nella serata di sabato 28 settembre, con “Ulisse – il piacere della scoperta” su Rai 1 che ha vinto la sfida del prime time, surclassando anche la corazzata “Amici Celebrities” condotto da Maria De Filippi. Un risultato che ha già fatto scuola, diventando una case history che dice molto dell’Italia e della fame di cultura degli italiani, spesso sottovalutata da chi si occupa dei palinsesti televisivi.

3.614.000 spettatori per il programma di Alberto Angela, con uno share del 20%, superiore appunto al 19,45% fatto registrare da Canale 5: numeri che, al di là delle valutazioni sullo show di Mediaset, indicano chiaramente che è possibile coniugare tv di qualità (“servizio pubblico” direbbe qualcuno, ma noi non crediamo che certi livelli siano prerogativa delle emittenti di Stato) e gradimento del grande pubblico.

Con una trasmissione dedicata a Leonardo da Vinci, a cinquecento anni dalla sua morte, la Rai e Alberto Angela hanno quindi vinto la sfida degli ascolti investendo sulla qualità, sulla cultura e sull’interesse degli italiani per argomenti di grande spessore. “Un risultato da incorniciare: un programma culturale che vince il prime time del sabato. Non ricordo sia mai accaduto” è il commento che Alberto Angela ha affidato al suo profilo Facebook, sottolineando i meriti di un’azienda (la Rai, appunto) “che ha davvero creduto che l'impossibile fosse... possibile: la cultura in prima serata di sabato su RAI uno. Proprio dove nessuno aveva mai pensato o osato andare”.

“Un’eccellenza tutta italiana” afferma il grande divulgatore, degno figlio di Piero Angela, che attribuisce il merito di questo risultato agli italiani. Perché “in Italia si può respirare una diffusa cultura...della cultura. Che spiega (in buona parte) anche i risultati di ieri. In sintesi direi: cultura chiama cultura. È un valore che bisogna a tutti i costi proteggere e coltivare”.

“Aiutateci a sostenere questo valore che è un’eccezione tutta italiana” prosegue Angela jr nella sua analisi, rivendicando il fatto che all’estero nessuna tv pubblica propone sulla sua rete ammiraglia programmi di cultura il sabato in prima serata. “Aiutateci a fare in modo che la storia, l'arte, la scienza, cioè in generale il sapere, raggiunga chi non conosce i capolavori nei musei, gli scavi archeologici, o non conosce la grande cultura racchiusa nei libri, nei quadri, nella musica, nei centri storici di tutte le nostre città o nei borghi...”.

Da parte nostra, non possiamo che raccogliere e fare nostro l’appello di Alberto Angela. Rimarcando, come facciamo spesso su questo giornale, l’importanza di non cedere alla tendenza attuale secondo cui il pubblico dei mass media preferisce sempre e comunque le urla, la rabbia, in una parola la negatività. Per migliorare il nostro Paese serve liberare energie positive, diffondere buone pratiche, raccontare storie ed esempi positivi. “Cultura chiama cultura”, appunto, ed è importante che ciascuno di noi dia il proprio contributo. Noi ci proviamo ogni giorno, ed è bello sapere che sempre più italiani rispondono a questi richiami.

claudio pizzigallo

Claudio Pizzigallo

Twitter @pizzi_chi