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Oggi a Montecitorio, l'associazione Italia decide e il Touring club presentano il piano per far tornare l'Italia leader nel turismo, come 30 anni fa

Nella Terza Rivoluzione Industriale, Jeremy Rifkin teorizza la fine dell'era del combustibile fossile e del petrolio: il futuro è l'energia condivisa, ogni essere umano, secondo il modello del web, produrrà energia e la metterà in comune con la società. Lo scambio di energia e di conoscenza porterà l'economia verso un nuovo modello di condivisione, delle risorse e dello spazio. Il manuale della Terza Rivoluzione è stato pubblicato nel 2011, nell'ottobre di quell'anno abbiamo incontrato Rifkin al Lingotto di Torino in occasione di TOSM (Torino Software and Systems Meeting), che continuava a ripetere il mantra "In crisis, there is opportunity"- la crisi è un'opportunità. Di comprendere dove un modello ha fallito, per resettarlo e migliorarlo. In questo auspicabile avvenire, Rifkin è sicuro che il Turismo è "l'espressione più potente e visibile della nuova economia dell'esperienza" che nella società futura diventerà "una delle industrie più importanti del mondo".

Il turismo in Italia è in crisi: la fotografia è scattata dal ministero dei Beni Culturali e sarà presentata oggi a Montecitorio alla presenza del Capo dello Stato, i dati sono stati commentati in anteprima sul Corriere della Sera da Gian Antonio Stella. 60 anni fa, nel 1950, l'Italia attirava un quinto del totale dei turisti mondiali, il 19 %, oggi, nel 2013, il 4,4%. Il mondo in 60 anni è passato attraverso rivolgimenti storici e cambi di paradigmi economici, basti pensare che nel 1950 i turisti a muoversi in un anno erano 25 milioni di persone, oggi un miliardo; il discorso è che nessuno come l'Italia ha perso questa fetta di capitale turistico. Non ci stuferemo mai di elencare le cause di questo tracollo: il capitolo V e la conseguente mancanza di una strategia turistica centrale condivisa e,come sostiene Massimiliano Vavassori, direttore del Centro Studi del Touring Club, "Il turismo non è mai stato un'opzione di sviluppo presa seriamente in considerazione dalla politica". Ma l'aspetto più inquietante della ricerca è la denuncia di una carenza italiana nella cultura dell'ospitalità: prendersi gioco dello straniero non aiutandolo a fruire le nostre città e i nostri patrimoni, i disservizi, le strutture obsolete. Il Jobs Act di Renzi inizia a breve il suo iter parlamentare, che come ricorda Maurizio Ferrera sul Corriere, rischia di far partorire "un topolino" se non di spaccare la maggioranza, ha come primo punto un piano industriale per il Turismo. Anche se per crescere la cultura dell'ospitalità sarebbe necessario un piano più profondo che parta dall'educazione e su questo è bene che Renzi abbia a cuore l'edilizia scolastica, per costruire e migliorare le scuole in cui insegnare la cultura dell'ospitalità e della ricezione. Per sessanta anni ci siamo seduti sui nostri record e le nostre eccellenze, i 49 siti Unesco che nessun altro nel mondo detiene, le città d'arte e le spiagge. Il rapporto "Turismo: dopo trent'anni, tornare primi" che oggi l'associazione Italiadecide presenta a Napolitano, ha un piano molto ambizioso. Nella società della condivisione per intercettare i flussi globali del turismo, vale la regola di Rifkin: dove c'è crisi, nasce l'opportunità.


  

 

 

Pietro Martinetti - Marketingdelterritorio.info

Twitter @Pietromartinett

 

 

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(fonte immagine)

 

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