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Tra grande potenziale e mancanza di sinergia, anche l'ecoturismo soffre dello stesso male atavico di molti settori economici italiani. Per curarlo, Cts e Touring Club hanno deciso di unire le forze e di promuovere il turismo a contatto con la natura dei parchi. Un comparto che, è bene ricordarlo, rappresenta una voce in attivo e all'avanguardia nel bilancio dello Stato italiano.

 

Alla conferenza nazionale "La Natura dell'Italia. Biodiversità e aree protette: la Green economy per il rilancio del Paese", svoltasi la settimana scorsa a Roma per iniziativa del Ministero dell'Ambiente, il Centro Turistico Studentesco e il Touring Club Italiano hanno evidenziato l'importanza che l'ecoturismo può e deve avere nello sviluppo socio economico delle aree naturali protette e nella conseguente crescita di occupazione, soprattutto di quella giovanile.

Cts e Touring Club sono le due maggiori associazioni che si occupano di turismo in Italia, e hanno stabilito di unire le forze e le competenze proprio per dare un forte impulso alla sviluppo del turismo dei parchi, un turismo esperienziale fatto di qualità e in grado di soddisfare le esigenze del mercato. "C'è un enorme potenziale ancora inespresso che in questo momento di crisi sarebbe scellerato non utilizzare per creare nuovi posti di lavoro. Ma per sfruttarlo occorre una forte e incisiva azione di sistema che è mancata finora e che ha di fatto ostacolato lo sviluppo del turismo dei parchi. Tale azione deve prevedere l'ideazione e l'attuazione di una strategia nazionale che si prefigga di posizionare su mercato l'Italia come meta del turismo natura. L'Italia deve affrancarsi da un'immagine di destinazione a vocazione solo marina o culturale. Tale fattore imprigiona (con ricadute negative sulla durata della stagione) le opportunità di sviluppo, non contribuendo alla valorizzazione di tutto il patrimonio di ricchezze naturali di cui il territorio dispone" spiegano in una nota congiunta Cts e Touring Club Italiano.

Che spiegano: "Oggi la situazione del turismo nei parchi è tutt'altro che omogenea: alcuni, quelli storici, hanno già un buon flusso di visitatori (Abruzzo, Gran Paradiso, Stelvio), altri sono stati istituiti in zone già meta di turismo (Maddalena, Arcipelago Toscano, Aree Marine Protette). In altri ancora i flussi sono concentrati in luoghi di particolare interesse (santuari, centri storici, etc.) mentre quelli soprattutto nelle aree interne hanno pochi visitatori e sperano che proprio l'istituzione dell'area protetta possa, anche attraverso il turismo, fornire quelle occasioni di sviluppo locale che finora sono state loro precluse".
Per questo, è l'amara conclusione delle due organizzazioni, "in assenza di un'incisiva azione di sistema sul fronte della promo commercializzazione che veda il ministero dell'Ambiente protagonista, continueremo ad assistere a singole iniziative, più o meno di successo, portate avanti dai singoli parchi che però non consentiranno né di promuovere il sistema né tantomeno di posizionare nel mercato, nazionale e internazionale, l'Italia come destinazione del turismo natura".

 

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G.D.