fbpx

Il prestigioso quotidiano statunitense analizza la storia della regione italiana e germanofona, indicando nell'armonia raggiunta qui un esempio da seguire per allontanare i venti di guerra in Crimea

È passato quasi un secolo dall'annessione dell'Alto Adige all'Italia, avvenuta dopo la prima guerra mondiale, e in questo lasso di tempo il Sud Tirolo italiano ha avuto modo di formare una comunità autonoma, un territorio in grado di divenire un'eccellenza ma anche di contenere le spinte indipendentiste della maggioranza germanofona.
Il New York Times dedica un interessante articolo allo "Storico compromesso multiculturale dell'Italia", in cui Celestine Bohlenmarch parte da Brunico per descrivere ai lettori statunitensi (e non solo, considerata l'importanza della testata) come l'Alto Adige abbia vissuto questo secolo da "ospite" in terra italiana. Un compromesso ottenuto "dopo decenni di guerra, repressione e terrorismo", per costruire una "armonia pacifica, prosperosa e bi-trilinguistica che secondo alcuni rappresenta un modello per altri territori multiculturali in Europa", a partire per esempio dalla Crimea e dalle tensioni tra Ucraina e Russia.
In Alto Adige, la percentuale di popolazione germanofona è passata, in un secolo, dal 92,2% al 61,5%, con gli italofoni che rappresentano oggi il 23,1% della popolazione. "Qui, a 25 miglia dal confine con l'Austria, il tedesco è indubbiamente la lingua base; tuttavia, quasi tutti parlano anche italiano e conversano in quella lingua con i turisti che arrivano dal resto d'Italia".
"Una situazione complicata, ma che funziona" scrive il Nyt, secondo cui a monte (è il caso di dirlo) di questa armonia ci sono le condizioni di autonomia politica e governativa della Regione concesse dal governo di Roma negli ultimi 40 anni. "Concessioni in molti ambiti che spiegano come l'Alto Adige sia riuscito a contenere le spinte nazionaliste della maggioranza germanofona, che dovette curare le proprie ferite dopo l'italianizzazione forzata voluta da Mussolini". Un processo non privo di elementi negativi, come gli attacchi terroristici dei separatisti contro gli italiani tra il 1956 e il 1988, 361 attacchi che portarono a 21 morti.
"Ciascuno ha dovuto rinunciare al proprio egoismo per raggiungere un compromesso" è l'opinione di Karl Bernardi riportata dal New York Times, secondo cui il nome tedesco e il cognome italiano di questo commerciante alimentare è il simbolo del compromesso raggiunto.
Questioni complesse riguardanti la cultura, la lingua e l'identità della comunità si sono (non senza difficoltà) composte in un sistema che permette a tutti di sentirsi pienamente cittadini senza dover rinunciare al senso di comunità locale. "Il patchwork di privilegi del Sud Tirolo, che comprende un regime fiscale tale per cui il 90% delle imposte resta sul territorio provinciale" conclude l'analisi del New York Times "hanno contribuito a rendere questo territorio uno dei più ricchi e meglio amministrati d'Italia, nonché una fonte d'invidia per altre regioni".
Ma la cosa più importante è che "l'espansione dei poteri del governo locale fa sentire sia chi parla italiano che i germanofoni parte di una comunità: questa potrebbe essere la chiave per risolvere i problemi in Crimea".

 

Carolina Mailander 

 

LEGGI ANCHE: Qualità della vita 2013, domina ancora il Trentino Alto Adige

Il "turismo delle dittature" dall'Ucraina alla Cambogia

"Sedotta da Napoli", il New York Times e la dichiarazione d'amore per la città partenopea

Suicidio Extra vergine: il New York Times attacca l'Italia e il nostro olio