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Con 96 miliardi di fatturato e 830 mila lavoratori, l’industria culturale e creativa è uno dei settori cardine dell’economia italiana. Franceschini: “La cultura è strategica per la crescita sostenibile”

Il 15° Rapporto annuale Federculture 2019 “IMPRESA CULTURA. Politiche, Reti, Competenze” è stato presentato lo scorso 31 ottobre a Roma presso la Sala Spadolini del MiBACT. Anche quest’anno, come negli scorsi, l’analisi ha restituito una fotografia puntuale dello stato di salute della cultura e del turismo italiani, offrendo un quadro approfondito di ciò che accade nei territori, nella società e sul fronte delle politiche pubbliche per evidenziare criticità, questioni aperte e potenzialità da sfruttare.

Alla conferenza hanno partecipato il vicepresidente Federculture e Direttore Area Gestione Operativa e delle Risorse Umane dell’Azienda Speciale Palaexpo di Roma Daniela Picconi, il presidente di Federculture Andrea Cancellato, il presidente Agis Carlo Fontana e il direttore di Federculture Claudio Bocci. Presente anche Dario Franceschini, Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo.
I dati di quest’anno rivelano una spesa complessiva degli italiani per cultura e ricreazione pari a 72,5 miliardi di euro che, sebbene cresciuta del 13,4% nel quinquennio 2013-2018, resta purtroppo ancora ben al di sotto della media europea. Inoltre, persistono le forti disparità tra le diverse aree geografiche: la spesa culturale media mensile delle famiglie è di 127,7 euro, con una forbice di ben 67 euro tra le regioni del Nord (154 euro al mese, con il record di 178,8 euro del Trentino Alto Adige) e quelle del Sud (86,9 euro al mese, con la Calabria fanalino di coda con appena 64,3 euro).
L’impegno istituzionale, però, è continuo e in costante crescita: la spesa pubblica statale per la cultura è aumentata ancora, raggiungendo nel 2018 i 2.652 milioni di euro (+9,2% sul 2017) e arrivando a rappresentare lo 0,31% del bilancio nazionale.

Anche l’iniziativa dell’Art Bonus, la forma di mecenatismo culturale introdotta da Dario Franceschini durante il suo precedente mandato nel 2014, sta dando ottimi risultati: finora sono stati raccolti oltre 390 milioni di euro da quasi 13 mila benefattori, probabilmente proprio perché – stando a quanto emerso da un’indagine IPSOS – gli italiani considerano il patrimonio culturale una preziosa risorsa economica e strategica per valorizzare i diversi territori, oltre che elemento di coesione e di identità nazionale. I privati cittadini, che con questa misura si avvicinano al patrimonio culturale pubblico in veste di parte attiva, rappresentano ben il 58% dei mecenati, seppur il loro contributo coincida più che comprensibilmente con appena il 4% della cifra raccolta; il restante 96% è stato invece donato dalle oltre 3.600 imprese e dai 1.800 enti non commerciali (per lo più fondazioni bancarie), che si sono fatti portabandiera di una cosiddetta “responsabilità culturale”.

Purtroppo, i riscontri non sono altrettanto positivi sul piano delle amministrazioni locali: la spesa dei Comuni per la tutela e la valorizzazione di beni e attività culturali è scesa di 1,8 punti percentuali e quella delle Province di addirittura quasi 20 punti rispetto al periodo precedente. Per fortuna, le Regioni stanno recuperando con un timido +5%, ma siamo ancora ben lontani dai tempi d’oro, pre-crisi economica del 2008.

“La letteratura conferma che ogni euro di finanziamento pubblico in cultura riesce a generare fino a tre volte il suo valore in termini di ricchezza introdotta nel circuito economico di riferimento, anche a livello locale” ha dichiarato Daniela Picconi, Vice Presidente Federculture.
Picconi ha segnalato che il sistema produttivo culturale e creativo italiano nel 2018 ha generato un fatturato pari a 96 miliardi di euro, pari a circa il 6% del fatturato totale nazionale, e ha impiegato circa 830 mila lavoratori, che corrispondono al 3,6% degli occupati in Italia. Il sentiment e l’andamento economico sono estremamente positivi: secondo un’indagine condotta da Intesa Sanpaolo su un campione di imprese culturali e creative rappresentative, oltre il 50% dichiara la propria impresa in crescita, l’82,4% ha fatto investimenti negli ultimi 3 anni e il 67,2% ne avvierà nel prossimo futuro.

Ottimi anche i dati relativi al turismo culturale, che rappresenta il 35,4% del mercato turistico italiano, soprattutto dal punto di vista dei visitatori stranieri: nel 2018, infatti, gli arrivi di turisti esteri sono stati 63 milioni e le presenze 216 milioni (rispettivamente +5,8% e +2,1% sul 2017), per una spesa complessiva di 41,7 miliardi di euro e +6,5% sul 2017. Nel Travel & Tourism Competitiveness Index del World Economic Forum – che analizza 140 Paesi in tutto il mondo – l’Italia è in 8ª posizione nella classifica generale con un punteggio di 5,1 (solo -0,3 rispetto alla Spagna capolista) e 4ª nella classifica delle risorse naturali culturali, con un punteggio di 6,5 (appena 0,4 punti in meno rispetto alla Cina, al primo posto).
Secondo Andrea Cancellato, presidente di Federculture, la proposta culturale, la conservazione e l’accrescimento del patrimonio culturale, la sua valorizzazione a livello nazionale e internazionale e la diffusione della cultura a tutti gli strati della popolazione – compresa quella di nuova cittadinanza – sono tutti elementi che possono contribuire a caratterizzare l’Italia come “il Paese della cultura”.

“La cultura è strategica per la crescita sostenibile del Paese” ha dichiarato Dario Franceschini, concludendo i lavori. “L'Italia ha sempre saputo fare dell’intreccio tra bellezza, arte e creatività un tratto fondante della propria identità e un elemento di forza. Scommettere su questa vocazione del Paese è una delle chiavi per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Per questo ho sostenuto e sostegno che il Ministero della cultura e del turismo sia il principale dicastero economico del Paese”. Ma ha parlato anche del presente e del futuro: “Adesso è importante investire sempre di più nella creatività e nel contemporaneo, senza dimenticare il dovere di custodire e valorizzare l’inestimabile patrimonio che abbiamo ereditato dal passato. Nel nuovo assetto del ministero, pertanto, ci sarà una struttura che si occuperà permanentemente delle industrie culturali e creative”.