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Il rapporto "Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi" fotografa un sistema capace di muovere oltre 265 miliardi di euro

La cultura è uno dei motori dell'economia italiana. Ogni euro prodotto dalla cultura ne attiva circa 1,8 in altri settori, turismo in primis. I 95,8 miliardi di euro calcolati nel 2018 frutto dall’intero Sistema Produttivo Culturale e Creativo (comprensivo di imprese, istituzioni del terzo settore e pubblica amministrazione), riescono ad attivare 169,6 miliardi di euro per un totale di 265,4 miliardi di euro. Lo rileva la nona edizione del rapporto "Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi" elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione e il sostegno della Regione Marche, e presentato a Roma, al MIBAC, lo scorso 20 giugno. Si tratta dell'unico studio in Italia che, annualmente, quantifica il peso della cultura e della creatività nell'economia nazionale. 

"L’Italia vanta la quota più elevata di imprese dei settori culturali in Europa, precedendo Francia, Germania, Spagna e Regno Unito – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli –. "Questo primato si deve a un rapporto molto fecondo nel nostro Paese tra cultura e attività di impresa: la cultura si fa impresa e l’impresa fa cultura. Basti pensare a quanto i settori del made in Italy, che sono leader nel mondo, traggano alimento dal nostro grande patrimonio culturale. Inoltre, proprio le imprese del sistema produttivo culturale e creativo hanno performance migliori rispetto alle altre in termini di occupazione e valore aggiunto. Questi risultati si devono anche all’adozione delle tecnologie 4.0, che riguarda circa il 70% delle industrie creative, quota più elevata rispetto agli altri settori".

Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo conta 416.080 imprese, che incidono per il 6,8% sul totale delle attività economiche del Paese, e comprende 5 macro aree: industrie creative (architettura, comunicazione, design) 267 mila addetti - 13,8 miliardi di valore aggiunto, industrie culturali (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa) 500 mila persone occupate - 35,1 miliardi di euro di valore aggiunto, patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici) - 51mila addetti e 2,9 miliardi di euro di valore aggiunto, performing arts e arti visive con 145 mila posti di lavoro e 8,2 miliardi di euro di ricchezza a cui si aggiungono le imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative) con 591 mila addetti e 35,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Gli occupati totali del Sistema Produttivo Culturale e Creativo sono 1,55 milioni, il 6,1% del totale degli occupati in Italia, con una crescita dell’1,5%, superiore a quella del complesso dell’economia (+0,9%). Nel suo complesso ha prodotto un valore aggiunto rispetto all’anno precedente del +2,9%.

Così Alberto Bonisoli, ministro per i Beni e le Attività Culturali: "Che il comparto cultura stia crescendo, non mi sorprende. Uno degli argomenti che affronto sempre, quando incontro le delegazioni di altri Paesi, sono proprio le potenziali collaborazioni con l’Italia sul fronte delle industrie culturali e creative. E spesso sono proprio loro a chiedermi di avviare delle cooperazioni in tal senso. Il trend in crescita, però, potrebbe anche essere più accentuato ed è su questo che stiamo lavorando al Ministero. Presto al Mibac ci sarà un servizio dedicato alla moda e al design. Questo perché il design e la moda sono due settori culturali trainanti per l’economia italiana, sia in casa che all’estero. Inoltre ho voluto investire sulla formazione di una commissione di studio per trovare le migliori strategie di interazione tra le reti museali e i sistemi territoriali. Grazie, infatti, alla collaborazione tra tutti i soggetti in campo, istituzioni, aziende e associazioni, si possono ottenere risultati molto più efficaci in termini di promozione del nostro patrimonio e di presenze turistiche. Non è mai stato un problema di fondi ma di come spenderli in modo efficace ed efficiente".

"Cultura, creatività e bellezza sono la chiave di volta di molti settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia – commenta Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – e consolidano la missione del nostro Paese orientata alla qualità e all’innovazione: un soft power che attraversa prodotti e territori e rappresenta un prezioso biglietto da visita. Un’infrastruttura necessaria anche per affrontare le sfide che abbiamo davanti a cominciare dalla crisi climatica. Se l’Italia produce valore e lavoro puntando sulla cultura e sulla bellezza, aiuta il futuro e favorisce un’economia più a misura d’uomo e, anche per questo, più competitiva".