fbpx

Il sindaco dell'Isola del Giglio chiede che non vengano smantellate le strutture metalliche usate per il raddrizzamento della Costa Concordia: Favoriscono il ripopolamento dei pesci e possono essere volano per il turismo


Ancora Isola del Giglio e Costa Concordia, ma questa volta la richiesta che arriva dalla comunità gigliese non è di rimuovere ogni traccia della nave da crociera arenata per tanti mesi di fronte al Porto. Anzi, il Giglio chiede esattamente il contrario, ovvero che vengano lasciate dove sono le strutture usate nelle operazioni di parbuckling per favorire un ripopolamento ittico e quindi per essere in parte risarciti dei danni provocati al turismo locale.
Non bisogna smantellare le strutture d'acciaio subacquee costruite sul fondale per recuperare il relitto: è infatti questo l'appello al Ministero dell'Ambiente lanciato dal sindaco del Comune toscano, Sergio Ortelli, durante un convegno all'Acquario di Genova.
Le piattaforme realizzate sul fondale dell'isola dal consorzio Titan Micoperi per raddrizzare la nave e rimuoverla, ha spiegato Ortelli, stanno infatti favorendo lo sviluppo di un habitat sottomarino nel quale molte specie di pesci trovano riparo, che potrebbe diventare una meta per il turismo subacqueo.
"Credo che questa barriera artificiale possa favorire il ripopolamento ittico e diventare un volano turistico per riprenderci quella serenità economica che è stata in qualche maniera compromessa in questi ultimi 35 mesi" ha dichiarato il primo cittadino gigliese. Una proposta sostenuta da diversi scienziati, tecnici ed esperti italiani di biologia marina e scienze ambientali. Tra di loro Riccardo Cattaneo Vietti, professore di ecologia dell'università politecnica delle Marche: "Naturalmente va pulito il fondale dal materiale che si può togliere, ma le strutture in acciaio potrebbero benissimo essere lasciate lì e potrebbero diventare una zona di interesse sia scientifico sia anche di turismo subacqueo".

 

LEGGI ANCHE:Il turismo dell'orrore non ha aiutato il Giglio

Vivere al Giglio, venti mesi dopo