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Tra burocrazia e tasse, anche in Gran Bretagna l'industria turistica denuncia gli ostacoli frapposti dalla politica. Un po' come accade in Italia
Chissà come si dice "mal comune mezzo gaudio" in inglese. "Il governo sottovaluta l'industria del turismo a proprio rischio e pericolo" titola oggi The Telegraph, denunciando gli ostacoli che l'esecutivo britannico guidato da David Cameron frappone ostacolando lo sviluppo del comparto, con un'accusa che ricorda da vicino quelle critiche che da più parti giungono alla politica italiana.
"Per alcuni, il turismo in Gran Bretagna può evocare stereotipate immagini di rivenditori di fish and chips sul lungomare o bus aperti che girano per Londra, ma si tratta invece di un grande business come ha sottolineato un report del World Travel & Tourism Council" scrive il Telegraph. Un business che vale il 10,5% del Pil totale del Regno Unito, includendo anche l'indotto. Più dell'industria automobilistica, per dirne una, spiega il WTCC. Eppure – e anche qui le somiglianze con l'Italia sono evidenti – il turismo non riceve lo stesso supporto dalla politica nazionale, quando non viene addirittura frenata.
Come nel caso della Air Passenger Duty, una tassa applicata su tutte le partenze dagli aeroporti britannici, che ha ovviamente penalizzato l'industria turistica: basti pensare che secondo il World Economic Forum, la gran Bretagna è 138esima su 139 nazioni per quanto riguarda la competitività delle imposte aeree e aeroportuali.
Altra criticità riportata dal Telegraph, e altra somiglianza con l'Italia, riguarda le difficoltà nelle procedure di rilascio dei visti turistici, in particolare per i viaggiatori cinesi, i più numerosi turisti del mondo, ostacolati nei loro viaggi verso lo Uk da pratiche impostate per scoraggiare gli eventuali falsi turisti intenzionati a fermarsi nella terra d'Albione. L'industria turistica, secondo il WTCC, può non offrire la stessa visibilità ai ministri dell'industria automobilistica, ma è incomprensibile che il governo ignori un mercato che nel mondo vale 7.000 miliardi di dollari. "Il Regno Unito fa troppo poco per rendere piacevole l'esperienza turistica" ha affermato Michael Ward, direttore commerciale di Harrods. Eppure, con lo snellimento delle pratiche per i visti e con la modifica del sistema di tasse sui viaggi la Gran Bretagna potrebbe competere con gli altri Paesi europei, Italia compresa.
"Mal comune mezzo gaudio", appunto, e forse anche "tutto il mondo è paese". A guardare la comunanza di problemi con l'industria turistica britannica, gli operatori italiani possono forse tirare un mezzo sospiro di sollievo, ma la realtà è che sarebbe ovviamente meglio che il rapporto tra politica e turismo migliorasse ovunque, anche in Italia e nel Regno Unito.

 

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Fonte foto: telfordhomes