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Tra prezzi che salgono e questioni legate alla sicurezza che vanno avanti da anni, la situazione dell'industria turistica del Paese africano si sta facendo sempre più difficile da risolvere

Il "sogno africano" sta svanendo per il turismo del Kenya? Forse sì, o almeno così sembra al giornalista Aymeric Vincenot, che sul giornale sudafricano Iol traccia un quadro piuttosto fosco della situazione in cui versa l'industria turistica keniana, colpita dalla concorrenza di altri Stati e dalle tensioni interne che hanno spaventato molti viaggiatori internazionali.
Vincenot fa partire la sua analisi da una spiaggia dorata vicina a Mombasa, priva di quei turisti "attenti ai prezzi" che sono stati "rubati" al Kenya da agguerriti concorrenti. E così la Nyali beach è piena solo di keniani, e l'International Beach Hotel ospita solo qualche sparuto visitatore. "È da tre anni che la situazione è molto dura, e gli affari sono sì e no un terzo di quello che erano nei giorni migliori" ammette un istruttore di surf.
I problemi sono iniziati dopo le elezioni del 2008, che segnarono un'ondata di violenze e di guerra civile fermata solo dall'intervento di Kofi Annan. Da quel momento, la paura per nuovi disordini ha iniziato a colpire il fatturato dell'industria turistica nazionale, e gli affari non sono stati più gli stessi. Ma a frenare gli ingressi di turisti internazionali sul territorio keniano è anche il potere d'acquisto, calato mentre salivano i prezzi dei servizi turistici: a beneficiarne sono stati gli Stati vicini, che hanno potuto fare concorrenza a uno dei Paesi precursori del turismo nel continente africano. E così il calo dei flussi è arrivato in pochi anni a un drammatico -30%. E a dare la mazzata finale al settore gli attentati del settembre scorso a Nairobi: un colpo tremendo per il turismo, che vale circa tra il 12% e il 14% dell'economia nazionale.
Secondo Tomas Garcia Hertz di Vintage Africa, tour operator keniano, il Paese ha fallito il tentativo di adattarsi a un clima negativo nell'economia internazionale. "Tendiamo a dimenticare il peso della crisi e il fatto che molte persone nel mondo ha paura per la propria condizione lavorativa" dice Garcia Hertz, che sòiega come in questo contesto il Kenya abbia aumentato tasse e prezzi dei servizi finendo con il favorire la concorrenza di nazioni come Tanzania e Zanzibar, decisamente più abbordabili. "I clienti mondiali sono sicuramente sensibili ai prezzi, e quando offri una vacanza safari in Tanzania a costi nettamente inferiori diventa un problema considerevole per il Kenya". Hertz punta poi il dito contro il governo keniano: "Penso che abbiano perso il contatto con la realtà e nessuno sta mettendo in campo misure per cambiare le cose" conclude Hertz, convinto che "Il Kenya sta rendendo le cose difficili a chi vuole vendere il Kenya come destinazione".
Quello che servirebbe anche in Kenya (come in Italia) è un ampio progetto strategico per il settore, in grado di risolvere i problemi e di far crescere l'economia di tutto il Paese.

 

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