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C'è il serio rischio che l'Italia, anche senza volerlo, il prossimo anno faccia da modello per il mondo e non (solo) per Expo. È di ieri l'annuncio ufficiale che dal 4 al 6 febbraio 2015 si terrà a Siem Reap, in Cambogia, la prima conferenza mondiale congiunta tra UNWTO e UNESCO dedicata al turismo e alla cultura.

"Per la prima volta", riporta il comunicato UNWTO, "i ministri della Cultura e i ministri del turismo di tutto il mondo si riuniranno con esperti e stakeholder di entrambi i settori per esplorare nuovi modelli di partnership tra turismo e cultura".
Ed eccoci qua. Salvo terremoti politici, comunque possibili in ogni momento nel nostro Paese, l'Italia manderà un solo ministro, Dario Franceschini, che governa il dicastero che unisce appunto turismo e cultura.
Certo, non nascondiamoci dietro a un dito: non abbiamo una storia particolarmente edificante per quanto riguarda l'unione dei due comparti. Negli anni più e più volte dal settore produttivo dell'ospitalità ci si è lamentati del fatto che il ministero unificato di Cultura e Turismo si occupava poco dell'aspetto economico preferendo "crogiolarsi" in un atteggiamento di promozione culturale poco appetibile per i turisti del XXI secolo.
All'epoca dell'insediamento al MiBACT di Massimo Bray, anzi, scrivemmo che l'Italia è "un Paese dove è poco presente il concetto di economia della cultura". Ma in quella stessa occasione, evidenziammo anche come l'unione di cultura e turismo fosse una peculiarità tutta nostra e che "al di là delle etichette conta il lavoro".
Ora, però, abbiamo davanti una seria occasione per dimostrare che stiamo imparando a far fruttare la sinergia tra sistema culturale e industria dell'ospitalità. Non lo neghiamo, negli ultimi anni qualcosa si è fatto. Si poteva far di più e meglio? Senza dubbio. Ma mentre il resto d'Europa (e del mondo) unisce il turismo allo sport, o al commercio, o ai trasporti, l'idea molto italiana che la fruizione dei beni culturali sia fortemente legata alla fruizione degli elementi paesaggistici, enogastronomici e più tipicamente turistici ci dà un vantaggio non da poco, in vista della prima conferenza di UNWTO e UNESCO che suggella questo "matrimonio" di cui potremmo essere i testimoni d'onore.
bruno newInsomma, il "rischio" è serio: forse in Cambogia l'Italia potrebbe venir presa a modello positivo di riferimento. Speriamo bene. Sempre che il turismo non rimanga la parte sacrificata del binomio.

 

Bruno Caprioli - direttore responsabile Marketingdelterritorio.info

Twitter @capriolibruno

 

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