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Il censimento di tutti i musei e i siti culturali dell'ISTAT mette in evidenza, se ancora ce ne fosse bisogno, come l'elemento di maggiore ricchezza e connotazione del nostro patrimonio - la sua straordinaria diffusione e capillarità a livello territoriale - rappresenti anche la sua più grande fragilità.

 

Dietro la parola "museo" si nasconde infatti un arcipelago di soggettività molto eterogenee e caratterizzate da traiettorie e destini divergenti.
A fronte di un numero veramente esiguo di grandi musei che sono in grado di attirare pubblico e attenzione mediatica e che costituiscono l'immaginario dei molti turisti che visitano le nostre città (e smettiamo di fare confronti insensati con i top museums internazionali che intercettano milioni e milioni di persone l'anno), si contano migliaia di piccole e piccolissime realtà (spesso di grande qualità e pregio) che dovranno ripensare il loro rapporto con le cittadinanze, dovranno ritornare ad ascoltare e conoscere i pubblici e i territori, avventurarsi alla ricerca di nuovi compagni di strada (gli innovatori, il terzo settore, la società civile, le imprese, le filiere del turismo e dell'enogastronomia), fare rete pensando progetti di territorio e possibilmente rivendicare un'efficacia di natura culturale, sociale ed economica che vada oltre il conteggio dei corpi che varcano le soglie e il numero di biglietti venduti. Aspettando di trovarne traccia nei prossimi censimenti e nelle nostre città.

 

Alessandro Bollo - Responsabile Area Ricerca e Consulenza Fondazione Fitzcarraldo

Twitter @BolloAlessandro

 

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