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La Giornata Mondiale del Turismo che si celebra oggi (27 settembre) su iniziativa della World Tourism Organization dell'Onu ha come tema "Turismo ed energia sostenibile".

In tutto il mondo si svolgeranno incontri sulle opportunità derivanti da uno dei principali settori dell'economia che, per usare le parole del Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-moon, ha la possibilità di continuare a espandersi in maniera compatibile con l'ambiente. 

Il turismo ha un grandissimo potenziale dal punto di vista culturale, politico ed economico. I viaggiatori internazionali nel 1980 erano 277 milioni e quest'anno supereranno il miliardo. 

Secondo le stime dell'agenzia dell'Onu il settore continuerà a crescere mediamente del 3,3% l'anno fino al 2030, con un'aggiunta di oltre 40 milioni di nuovi turisti ogni 12 mesi e un totale di 1,8 miliardi di viaggiatori internazionali tra meno di 20 anni, molti dei quali provenienti dalle economie emergenti: Cina, Brasile, India e Russia in primis.

Crescita culturale, integrazione tra i popoli e sviluppo economico rappresentano alcune opportunità che vanno considerate attentamente nel nuovo mondo multi-polare. E in effetti in molti si stanno muovendo. Al termine dell'ultimo G20 di Los Cabos, i rappresentanti delle principali economie mondiali hanno riconosciuto per la prima volta «l'importanza del turismo come veicolo di sviluppo occupazionale, progresso economico e crescita globale». L'Onu vede il turismo come uno strumento per combattere la povertà e ha lanciato alcuni programmi in questa prospettiva. Sul piano competitivo molti Paesi hanno elaborato strategie esplicite e stanziato investimenti per cogliere le opportunità del nuovo turismo internazionale. Anche negli Usa, tradizionalmente concentrati su altri settori e piuttosto restrittivi per quanto riguarda gli ingressi di stranieri, il presidente in persona ha lanciato un programma ambizioso con l'obiettivo di raggiungere i 100 milioni di visitatori dall'estero entro il 2021.
E in Italia? In Italia il turismo resta la Cenerentola dell'economia. Forti delle nostre risorse artistiche, naturali e culturali, il settore non è mai stato posto al centro dell'agenda dei policy maker, non siamo stati in grado di sviluppare un progetto che riesca a valorizzare questa ricchezza, soprattutto sul mercato internazionale. Il settore resta uno dei più importanti in termini di valore aggiunto (40 miliardi) e di posti di lavoro (quasi 2,2 milioni), ma negli ultimi 10 anni abbiamo perso quote di mercato rispetto ai nostri competitor diretti, passando dal 6,1% al 4,5%, mentre la Spagna è passata dal 6,8% al 6% e la Francia dal 6,8% a 5,5%. Anche in termini di ricavi, nel 1995 eravamo a 28,7 miliardi di dollari, mentre Spagna e Francia erano rispettivamente a 25,7 e 25,3, mentre oggi la Spagna è al primo posto con 52,5 miliardi contro Francia a 46,6 e Italia a 38,8 (dati Unwto 2010). 
 
Piero Gnudi, ministro degli Affari Regionali
 
(articolo tratto da "Il Sole 24 ore" del 27 settembre)