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Il panorama di Los Angeles

Il Golden State continua a essere Terra Promessa di benessere e stile di vita per tutti i viaggiatori del mondo

Nel 1924, nel più antico parco divertimenti d’America sulla spiaggia di Santa Cruz, California, inaugurava il Giant Dipper, il primo roller coaster della storia, tra le cui linee di legno ancora oggi sferraglia il trenino davanti all’Oceano Pacifico.

 

Giant Dipper a Santa Cruz
Giant Dipper a Santa Cruz

 

In un Paese nel quale si passa dalla speranza obamiana al durismo trumpista ci si abitua presto a vivere sulle montagne russe: for every step forward, we make a step back disse Barack Obama in uno degli ultimi discorsi da presidente a fine 2016; come one step forward and six steps back, canta James Murphy in American Dream, album del ritorno degli LCD soundsystem uscito nel 2017. Ciò che non cambia è che gli USA restano un grande luna park del nostro immaginario. Laggiù a ovest, all’Hotel California, la terra dell’oro e del Far West oggi continua a definire lo stile di vita, lo street style, la libera persecuzione della felicità. Infatti l’epicentro della California è la grande città orizzontale Los Angeles, la città dell’industria dei sogni.

 

Butterfly Beach a Santa Barbara

 

Tra il giardino di cactus del Getty Museum e le palme del Beverly Hills Hotel, a Hollywood tra i marciapiedi delle stelle dove per guadagnare qualche dollaro i Jeffrey Lebowski si vestono da super eroi della Marvel, tra i tornanti di Echo Park e Silver Lake, fino alle spiagge di Venice, Manhattan Beach e Santa Monica, volano gli angeli della città-sogno che si trasformano in demoni e polvere di stelle, come in uno dei tanti million dollar hotel di downtown. LA è un luogo, non una metropoli, che si estende su questo parco naturale che inizia dai canyon di Malibu fino alla sabbia di Orange County: dentro è un vicinato continuum, un catalogo di real estate, di case che si distinguono solo per il reddito, da Beverlywood alla Compton di Kendrick Lamar.

 

The Broad Museum

 

Il luna park California è la partita permanente a basket e baseball, la marijuana legale, le tavole a ruote e da surf, i vecchi hippie e i pionieri skater, i musei e spazi fantasmagorici dove si passeggia tra tutta l’arte americana dell’ultimo secolo e mezzo, tra tulipani e conigli di Koons, le linee di Sol Lewitt, i californiani Paul McCharty, John Baldessari, Ed Ruscha, le profezie di Barbara Kruger, la scultura neorealistica di Duane Hanson, i coniugi Kienholz e Marvine Levine, il salotto glitterato di un interno black di Sadiette Barnette, figlia del fondatore delle pantere nere in California, a cui il Broad Museum accanto alle nuove nuvole di Frank Gehry per Walt Disney, dedica Soul of the Nation, un viaggio nella storia della black art americana. I nuovi tricicli elettrici, le tute dei runner, i paddle del mare e i surf scivolano anche sotto la nuvola e la nebbia di San Francisco, descritta da Jonathan Franzen in Purity, il libro dove l’autore del grande romanzo americano contemporaneo affronta il suo “demargogon” cioè i leak e tutte le implicazioni della società digitale iperconnessa, il nuovo oro della Golden Bay.

 

Golden Gate San Francisco
Golden Gate a San Francisco

 

A San Francisco impressiona il suo MoMA, con singole stanze che farebbero la programmazione stagionale di un medio museo moderno italiano e soprattutto con la definitiva antologica di chi ha trasformato i simboli della vita americana in opera d’arte, la prima mostra in US dagli anni Ottanta su Andy Warhol. Le luci di City Lights, la libreria della Beat Generation, si propagano verso la costa e il Big Sur, il grande paese del sud come lo chiamavamo i coloni spagnoli, un pezzo di terra affacciato sul Pacifico o su un mare di nebbia dove tra sequoie e balene, cascate e condor californiani, Jack Kerouac, per citare la La McMusa https://lamcmusa.com/ che disegna viaggi letterari in ogni grande regione dove sventola la bandiera stelle e strisce, trovò i suoi demoni.

 

 

Prima del west però, per noi discendenti di Columbus, c’è New York, la porta d’ingresso del sogno americano e l’anagrafe di tutti i migranti che hanno costruito gli Stati Uniti, la capitale del mondo, ogni volta diversa e disorientante. Per conoscere a fondo questo immenso Paese e soprattutto per comprendere la capovolta da montagna russa 2008-2016 sarebbe necessario viaggiare nel suo profondo, tra le lande dei forgotten men che hanno rovesciato il sistema dopo gli 8 anni del primo presidente nero. Ma attraversando la California che ha fatto la contestazione con la rivoluzione dell’amore, creato l’iPhone e lo skate, i campus universitari affacciati sull’oceano, i sogni e gli incubi di Hollywood, le soft news e Google, il rap e il moonwalking, Twitter, Instagram e Facebook, l’impressione è che qui abiti la realizzazione del dream americano.

Santa Monica

18 anni fa ho compiuto 18 anni in California durante un'esperienza di exchange student; 18 anni dopo, finalmente, sono tornato. Tornare è stata una grande montagna russa di emozioni, a roller coaster of emotions.

Once upon a time in a California

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Pietro Martinetti

Twitter @PietroMartinett