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Dal 6 al 9 maggio 2020 Milano sarà la capitale mondiale del turismo LGBTQ+, poiché sarà la sede della 37ª edizione della Convention mondiale organizzata dall’International Gay & Lesbian Travel Association dedicata al Turismo LGBTQ+.

I quattro giorni della convention avranno come scopo principale quello di dimostrare che Milano può essere il trampolino di lancio del Paese rinforzando l’immagine dell’Italia come destinazione accogliente, tollerante e che può offrire molto ai viaggiatori LGBTQ+.

Durante la conferenza si svolgeranno incontri tra operatori turistici internazionali, hotels, tours operators, giornalisti ed influencers, con sessioni formative, marketplace b2b, eventi di beneficenza e networking.

Gli eventi di beneficenza sono una novità per l’Italia in quanto vedremo managers Lgbtq+, e non solo, svestire il ruolo istituzionale e dedicarsi ad attività collaterali che possono dare per l’Italia un’immagine nuova e moderna del popolo Lgbtq+, soprattutto non stereotipata.
La serata di apertura della convention si svolgerà all’interno del Castello Sforzesco, meta all’insegna di Leonardo da Vinci, esponente Lgbtq+ del Rinascimento italiano e massimo artista con Bramante della Signoria degli Sforza.
La convention si terrà presso Una Hotels Expo Fiera a Milano. Il testimonial dell’evento sarà Cecchi Paone, noto giornalista e divulgatore televisivo.
La progettazione delle iniziative sarà svolta in collaborazione tra il Gruppo turistico internazionale Sonders and Beach, promotore dell’evento e il Comune di Milano, e soprattutto grazie ad Alessio Virgili (Iglta Italian Ambassador, Presidente del comitato promotore e CEO di S&B).
La comunicazione sarà svolta dalla rivista semestrale Qmagazine

Perché svolgere la 37ª Convention IGLTA in Italia?

Per la convention del 2020 si stima un’affluenza superiore a quella di New York del 2019, che è stata di 700 operatori provenienti da 49 Paesi, battendo così ogni record.

Gli operatori presenti a Milano rappresentano un fatturato annuo di oltre 100.000.000 di dollari che dovrebbero generare oltre 2.000.000.000 di euro di indotto per la città di Milano.

Secondo una ricerca svolta da Sonders&Beach si stima che il fatturato in Italia sia intorno ai 2,7 miliardi di euro, di cui il 74% dei viaggiatori LGBT stranieri ha fatto nell’ultimo anno 3 periodi di vacanza di circa 11 giorni ciascuna (vacanza lunga), contro il 42% della media italiana che con 1,6 periodi con una media di 10 giorni (vacanza lunga). Il 42% hanno fatto anche 2,1 viaggi di lavoro di almeno 1 notte con una spesa media riferita all’ultima vacanza di 2.060 euro pro capite.

Quali opportunità per le imprese italiane?

Le occasioni per le imprese italiane saranno quelle di: cogliere le opportunità di un piano di destination management del turismo LGBTQ+, per intercettare questi flussi turistici basati su tre pilastri fondamentali come la creazione di un’offerta turistica dedicata, la formazione degli operatori sulle tematiche del Gay Markeitng e del Diversity Management. Lo scopo finale è quello di creare una piattaforma digitale b2b che raggruppi tutta l’offerta turistica segmentata in target e una strategia di comunicazione digitale che dia risalto all’offerta turistica.

Quali possibilità per le imprese lgbtq+ e friendly a Milano?

Il primo passo è stato la creazione del portale di informazione turistica www.Mitown.it, dove le imprese che si riconoscono nei valori e credono nella possibilità di crescita di questo settore possono pubblicizzare la loro attività e gli eventi. Potremmo definirla la versione italiana, moderna e costantemente più aggiornata delle tradizionali guide.

Considerazioni personali sulle opportunità di crescita

L’importante sarà che le imprese italiane colgano queste opportunità date dall’evento e dal portale, per farsi conoscere e soprattutto creare una rete di imprese che escono dal legame con il mondo associativo tradizionale, per spiccare finalmente il volo verso una crescita seria del segmento Lgbtq+, strizzando un occhio a Berlino o a San Francisco.

Potrebbero venire create associazioni di piccole e medie imprese Lgbtq+ sul modello della statunitense National LGBT Chamber of Commerce (NLGCC), o associazioni territoriali per il coordinamento e promozione di eventi che possono dare maggiore visibilità a loro e al settore, soprattutto con più ampie prospettive di crescita, diffusione e radicamento sul territorio, magari facendo da supporto ai Pride, senza interferire nei valori di quest’ultimi.

Dato che la spesa per un matrimonio “etero” è compresa tra i 20.000 e 80.000 euro sarebbe utile incentivare le unioni civili sotto l’aspetto commerciale proprio per questa possibilità di generare ricchezza.

Inoltre sarebbe molto interessante puntare sull’opportunità di celebrare unioni civili in Italia tra cittadini stranieri o vendere viaggi di nozze, dato il forte richiamo che ha il nostro Paese per questo segmento del turismo; infatti per anni il Bel Paese è stato meta di matrimoni e feste di matrimoni di moltissimi stranieri tra cui famosissimi attori americani. L’unico limite è il fatto che l’unione civile non sia equiparata ad un matrimonio a tuti gli effetti, quindi potrebbero esserci alcuni limiti che potrebbero riscontrarsi al momento della trascrizione all’estero dell’atto, oppure limiti sulla validità dell’unione in quanto non prevista da tutti gli ordinamenti.

Alcune zone italiane economicamente depresse potrebbero diventare vere e proprie mete lgbtq+ e lgbtq friendly, cercando di intercettare i consumatori per vacanze low cost oppure la cosiddetta silver age per soggiorni lunghi o trasferimenti definitivi, come sono oggi Fort Lauderdale, le Canarie o il sud della Spagna.

Molto spesso il Pride (Gay Pride ecc.) rappresenta involontariamente un mezzo di promozione del territorio, che potrebbe essere supportato al meglio dalle comunità locali ed enti di promozione.

Eventuali problematiche

Un problema dal mio punto di vista potrebbe essere quello dell’accettazione da parte della popolazione interessata, soprattutto dal punto di vista politico. Ciò richiederebbe maggiore collaborazione con le comunità locali e sarebbe importantissimo un modello di comunicazione interculturale e non multiculturale, ovvero mandare il messaggio sulla presenza di servizi rivolti a persone Lgbtq+ però senza farli diventare prevalenti nei messaggi, come ad esempio nella pubblicità di Tel Aviv "Two sunny cities, one break", dove ci sono dei richiami ma non sono molto percepibili. Inoltre è da considerare che molti consumatori in generale non conoscono la simbologia Lgbtq+ come i fenicotteri, gli unicorni, o le varie bandiere quindi potrebbe essere un modo delicato ed inclusivo di promuovere il turismo.

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Un altro elemento importante potrebbe essere il costante aggiornamento delle iniziative e delle località cercando di non evidenziare gli stereotipi sugli italiani quando si tratta di pubblicità sull’Italia all’estero. Ovvero pubblicità per l’Italia e gli italiani in un modo e per l’estero in un altro (donna italiana stile anni '50 prosperosa circondata da mozzarella e pomodori), oppure prendere come riferimento le pubblicità ambientate in Italia di una nota casa di moda italiana, che negli ultimi anni si è attirata le ire del popolo Lgbt per via di alcune affermazioni forti che riguardavano il modo di pensare degli stilisti, che in certi casi potrebbe essere condivisibile ponendosi nel loro ruolo e status sociale acquisito.

Un altro problema di comunicazione è quello che non tutte le fasce di età di consumatori utilizzano gli stessi mezzi, quindi è importante anche considerare gli strumenti tradizionali come il passaparola e i supporti cartacei o social più vecchi come Facebook.

Quindi considerando tutti questi aspetti sarebbe opportuno unire più interessi comuni e dare una linea imprenditoriale e di crescita che utilizzi al massimo le opportunità di crescita e sviluppo di un mercato dimenticato.

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Giorgio G. Castoldi

Professore a contratto Università degli Studi di Milano

Twitter @padanianb