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Nell'ultimo numero del nostro magazine di approfondimento, Destination Magazine, abbiamo lanciato l'hashtag #lultimavolta come augurio che gli errori del passato, le barbarie contro i beni culturali, non si ripetano in futuro. Niente più scandali e corruzione, niente più sfregi al nostro patrimonio, niente più polemiche (in greco antico pòlemos significa guerra...).

Oggi, dopo aver visto il sangue di turisti italiani e stranieri versato a Tunisi, dopo aver visto i parlamentari tunisini chiusi per sicurezza in una stanza del parlamento a cantare il proprio inno nazionale, dopo aver visto le manifestazioni contro il terrorismo in Tunisia come a Torino, e come a Parigi dopo la strage di Charlie Hebdo, lo riproponiamo quell'hashtag. Certo, sarebbe bello che fosse #lultimavolta che si ammazza, ma sappiamo tutti benissimo che la pace è un impegno molto più faticoso della guerra. Così come sappiamo anche che l'amore è meglio dell'odio.

E allora che almeno sia #lultimavolta in cui ci dimentichiamo, anche solo per un attimo, che la guerra non serve a nessun popolo al mondo. Perché le vittime siamo tutti noi, sempre.
Anche perché fino alla prima guerra mondiale, in ogni conflitto il rapporto tra soldati e civili morti è stato di circa 10 a 1. Dopo la Grande Guerra, il rapporto si è ribaltato: per ogni soldato morto, ci sono molte più vittime tra chi non indossa la divisa di un esercito. In sostanza, la modernità ci ha insegnato con violenza che la guerra non riguarda solo chi ha deciso di partecipare a uno scontro armato, ma tutti noi.
Per contro il turismo è cresciuto negli scorsi decenni grazie alla pace. Perché è ovvio che chi viaggia lo fa per conoscere altri luoghi, altre culture, altre persone. Ogni persona che lascia la propria casa per visitare (con rispetto) un posto "altro", quindi, contribuisce alla diffusione della pace. Lo fa con il proprio denaro, perché la sicurezza economica è importante per tutti. E lo fa, diciamolo tranquillamente, con il proprio cervello e il proprio cuore, perché conoscere e amare è decisamente meglio che ignorare e odiare. Ogni attacco a una religione o cultura diversa è sbagliata, a prescindere dalle intenzioni. È sbagliato abbattere una statua o un simbolo, è sbagliato chiudere le proprie porte di fronte a chi non si conosce.
Certo, è molto facile chiudersi in se stessi, dire che del resto del mondo non c'importa. Confrontarsi solo con chi la pensa come noi e voltare le spalle agli altri perché tra di loro c'è qualcuno che sbaglia. È facile oggi, dopo l'ennesima strage compiuta in nome di un Dio che non conosciamo, dire che non vale la pena di confrontarsi, di dialogare. Eppure è questa l'unica strada da percorrere.
"Scenari, storie di successo, modelli concreti per creare brand destination vincenti" è la visione a cui leghiamo il nome della nostra testata. Più di un pay off, una missione: ci piace pensare che raccontarvi quanto di buono arriva dai territori del mondo possa servire a portare fiducia e speranza in un settore economico, culturale e sociale che, come detto, è indissolubilmente legato alla pace, alla condivisione, al confronto e alla convivenza tra popoli.

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Bruno Caprioli

Pietro Martinetti

Claudio Pizzigallo

 

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