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Nei giorni del “parbuckling”, del raddrizzamento della Costa Concordia all’Isola del Giglio, il dibattito sulle Grandi Navi nei piccoli porti è tornato sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Qualche giorno fa, il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, aveva annunciato in un’intervista che il governo intende attivare un processo per risolvere in maniera definitiva il problema rappresentato dalla navi da crociera o dalle petroliere che si avvicinano eccessivamente ai piccoli porti, con elevatissimi rischi ambientali.

Sul Corriere del Veneto di oggi, Lorenzo Tomasin torna sul caso delle Grandi Navi, riferendosi in particolare al caso di Venezia, per una riflessione sulla sostenibilità del turismo. “Ancora una volta, il dibattito sembra prendere - come spesso càpita in questi casi, in Italia - i colori della disputa politica, anzi partitica” scrive Tomasin, che spiega: “far passare moderne navi da crociera in un tratto di laguna adatto al massimo al traffico delle galeazze non è il frutto di una legittima, e pur opinabile, scelta politica, ma una concreta sfida al concetto di sostenibilità”. Per illustrare il concetto di sostenibilità, Tomasin scrive che si tratta “della possibilità di mantenere immutate nel tempo le condizioni che presuppongono un processo economico”.

“La sostenibilità, o come si dice più chiaramente in alcune lingue, la durabilità in gioco è quella del patrimonio turistico di Venezia. In un’ottica sgombra di pregiudizi, non c’è naturalmente nulla di male se quel patrimonio fa guadagnare soldi a qualcuno: l’importante è che questi guadagni siano sostenibili, cioè prolungabili nel tempo senza compromissione del nostro e del loro stesso futuro” spiega ancora il giornalista, chiarendo come la vera sostenibilità non consista nel lasciare intatto un luogo, ma nel consentirne l’“uso turistico” attuale senza compromettere irreparabilmente quello futuro. Per il bene di Venezia, dell’Isola del Giglio, ma anche degli stessi turisti.

Nelle ore in cui si è operato per il difficile - e costosissimo - recupero del relitto della «Costa Concordia » davanti all’isola del Giglio, a Venezia si torna a parlare delle Grandi navi e del loro potenziale pericolo per la città. Se ne parla per l’intervista rilasciata dal ministro dell’Ambiente, per la polemica suscitata dalla controversa ripresa di un rischioso avvicinamento di una nave a una riva veneziana, ma anche per l’annunciato arrivo, sabato prossimo, di un numero insolitamente elevato di bastimenti in laguna. E ancora una volta, il dibattito sembra prendere - come spesso càpita in questi casi, in Italia - i colori della disputa politica, anzi partitica. Come se l’ingresso delle grandi navi nel Bacino di San Marco fosse una questione riconducibile a un banale contrasto di interessi tra fazioni o lobbies contrapposte, o addirittura di uno scontro tra legittime e opinabili posizioni ideologiche.

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