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Otto nazioni europee tra le prime 10 del World Happiness Report dell’Onu. L’Italia scivola al 45° posto su 156, mentre gli Stati Uniti sono preceduti dal Messico

 

Corea del Sud, Taiwan, Giappone, Slovenia... e poi l’Italia: sono questi i Paesi che precedono di poco il nostro nella classifica del World Happiness Report, la graduatoria sull’indice di felicità degli Stati nel mondo. E non sarebbe un cattivo risultato, se non fosse che prima della Corea del Sud ci sono altre 40 nazioni.

L’Italia si piazza quindi a un non esaltante 45esimo posto (su 156) nella classifica stilata dal Sustainable Development Network delle Nazioni Unite, un rapporto preparato in vista della prossima assemblea generale dell’Onu. La graduatoria ha tenuto conto di diversi aspetti, dall’economia alla sicurezza alla psicologia, e mira a suggerire che valori immateriali sono responsabili per la felicità delle nazioni tanto quanto fattori più tangibili come il Pil o la ricchezza personale. Tuttavia, a guardare le prime posizioni della classifica si nota come i Paesi più felici del mondo sono anche quelli con una sicurezza economica e sociale più ampia. Sono sei, ad ogni modo, i fattori che per gli autori contribuiscono al 75% delle variazioni della felicità di una nazione di anno in anno: Pil, durata media della vita, avere qualcuno su cui contare, libertà di fare le proprie scelte di vita, libertà dalla corruzione e generosità.  

Prima in classifica, dunque, è la Danimarca, seguita sul podio da Norvegia e Svizzera. Ancora due Paesi del nord Europa in 4ª e 5ª posizione, rispettivamente Olanda e Svezia. La prima nazione extraeuropea è il Canada, al sesto posto, che precede Finlandia, Austria e Islanda, mentre è l’Australia a chiudere la top 10.

A seguire Israele, Costa Rica, Nuova Zelanda, Emirati Arabi Uniti, Panama e Messico, che curiosamente precede di una posizione gli Stati Uniti, il “vicino ricco” dei messicani. A riguardo, gli autori sostengono che la mancanza di focus su misure comuni che aiutano nel successo nella vita – ad esempio più tempo con la famiglia o la generosità verso gli altri – possono spiegare perché certi Paesi che nell’accezione generale dovrebbero essere felici – come gli States – non lo sono. Per l’Italia, invece, il 45° posto segna una discesa di 17 posti rispetto alla precedente rilevazione: a pesare è il perdurare delle difficoltà economiche, oltre alla mancanza di stabilità sociale e politica registrata nei Paesi in cima alla graduatoria.

In fondo alla classifica, tra il 147° e il 156° posto, ci sono quindi gli Stati caratterizzati da tensioni sociali, gravi difficoltà economiche e in alcuni casi anche dalla guerra. Dopo il Senegal al 147°, infatti, c’è la Siria; e poi le Isole Comore, la Guinea, la Tanzania, il Rwanda, il Burundi, la Repubblica Centrafricana, il Benin e, all’ultimo posto, il Togo.

 

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