fbpx

Rinasce il settore turistico nella regione giapponese colpita dal disastro nucleare del 2011. Un turismo del macabro rispettoso di una memoria da conservare e di un territorio da salvare

 

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” cantava Fabrizio De André. Un insegnamento che stanno comprendendo bene in Giappone, dove da un’immane tragedia si sta cercando di far rinascere il fiore del turismo.

La tragedia è ovviamente quella di Fukushima: nel marzo 2011 alcune forti scosse di terremoto provocarono un tremendo tsunami sulla costa orientale giapponese, che a sua volta portò al disastro della centrale nucleare, con nefaste conseguenze in termini di vite umane e di disastro ambientale.

Ma due anni dopo, il Paese del Sol Levante sembra proprio non voler dimenticare il dolore, e addirittura si registra una notevole crescita del turismo nella zona di Fukushima. Turismo del macabro, dell’orrore o turismo nero, lo si può chiamare come si vuole, ma comunque turismo. Lo stesso che qualche anno fa ha portato gli abitanti di New Orleans a chiedere lo stop per i bus turistici sulle zone colpite da Katrina, lo stesso che ogni giorno dal gennaio 2012 porta all’Isola del Giglio gruppi di turisti mordi e fuggi, che fanno una foto al relitto della Concordia e ritornano sulla terraferma.

Ma a quanto pare, i turisti macabri di Fukushima sanno instaurare un rapporto più virtuoso con gli abitanti e l’economia del posto. “Siamo grati ai turisti in visita qui per l'acquisto di prodotti locali, visto che abbiamo avuto un calo nel numero di turisti dopo il disastro” dice ad esempio un commerciante del luogo, mentre ci sono agenti di viaggio che spiegano che i bus turistici si recano a Fukushima solo per mantenere intatto il ricordo della tragedia. Insomma, ci sono turisti macabri e turisti macabri...

 

La notizia della rinascita del turismo a Fukushima si può leggere su “Arigatò – Il blog con gli occhi a mandorla”:

Quando si parla di disastro del terremoto del marzo 2011 viene subito in mente la catastrofe nucleare.

In realtà la zona colpita è molto più vasta di quella che di solito si ricorda.

Ad avere effetti devastanti per il Giappone non fu tanto il terremoto in sè, quanto lo tsunami che si sviluppò successivamente.

La costa orientale del Giappone è stata interessata dal disastro non nello stesso modo, ma la distruzione è stata vasta ovunque. Popolazioni intere evacuate, nelle mente ancora le terribili immagini di auto, barche, case e altro ancora che vengono trasportate via dalla forza dell'acqua. Successivamente restano impresse le immagini di profonda devastazione con scenari catastrofici difficilmente riproducibili anche in un film.

Tutto questo, almeno per adesso, sembra aver portato paradossalmente nuovo turismo.

(Continua a leggere su Arigatò)

LEGGI ANCHE: Turismo della memoria o turismo del terrore?

Bruno Caprioli - Tra meteo e turismo è quasi guerra: e se si creasse una “certificazione”?

Francia, il turismo della memoria vale 50 milioni di euro