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Una ricerca dell’Ente Bilaterale Nazionale del Turismo fa luce sulle difficoltà delle donne ad avere pari diritti nel mondo del lavoro. In controtendenza il turismo, con il 60% di occupati di genere femminile, ma nei vertici aziendali gli uomini sono ancora in netta maggioranza

 

Pari opportunità e turismo: da questo intreccio è nato ieri il primo Osservatorio Permanente per le Pari Opportunità, presentato a Roma dall’Ebnt, l'Ente Bilaterale Nazionale del Turismo.

“L'occupazione femminile non è certo il fiore all'occhiello del nostro Paese: in calo in tutta Italia, seppure con significative differenze tra Nord e Sud, inferiore a quella maschile e con redditi e posizioni generalmente più bassi” sostiene l’Ebnt. Che, facendo riferimento al recente “decreto del Fare”, sottolinea come “sul lavoro delle donne si può puntare come acceleratore dell'anelata ripresa economica, soprattutto se tutelato e promosso con interventi concreti in abbinamento a quelli in vigore dal 28 giugno atti a rilanciare l'occupazione giovanile con finanziamenti, sgravi fiscali ed incentivi, anche in vista di Expo 2015”.

La ricerca presentata dall’Ebnt è basata su dati dell'Isfol, l'Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, e dell'Osservatorio Permanente del Mercato del Lavoro presso Enbt, ed è stata promossa con l'obiettivo di sollecitare interventi concreti per più equa collocazione della donna nel mondo del lavoro.

Il turismo, tuttavia, già oggi appare in controtendenza rispetto ad altri comparti professionali: in questo settore, infatti, le donne riescono a trovare maggiore spazio. Secondo l'Osservatorio, la componente lavorativa femminile nel turismo è del 60%, anche se permane una differenza di circa il 20% tra Nord e Sud. È stato giudicato positivo anche l’aspetto della contrattualizzazione, soprattutto nelle grandi imprese, dove le donne risultano assunte a tempo indeterminato per l'88,8% contro il 78,5% degli uomini. Tuttavia, si rileva come per le donne si ricorra molto più spesso a contratti a tempo parziale e alla collaborazione coordinata e continuativa.

Salendo nella scala gerarchica delle professioni, inoltre, si nota come anche nel turismo resista un certo squilibrio tra uomini e donne. A ricoprire ruoli quadro e dirigenziali, infatti, sono soltanto il 36,7% e il 33,8% delle donne, con picchi negativi nel Mezzogiorno e in generale nelle grandi imprese turistiche. Un dato, secondo l’Osservatorio, che non dovrebbe stupire se analizzato insieme a quello relativo alle richieste, da parte delle aziende, di personale in possesso di titoli di studi superiori: oltre il 40% per gli uomini, meno del 25% per le donne. Nonostante, segnala la ricerca, l'importante contributo qualitativo e quantitativo che il genere femminile apporta al settore.

“Questa iniziativa – ha dichiarato il presidente Ebnt Alfredo Zini – dev'essere considerata un cantiere aperto in cui coinvolgere anche altre categorie. Il ruolo del Turismo va riposizionato nel piano programmatico per il rilancio dell'economia, affidando alle donne cariche e incarichi più qualificati per evitare quello schiacciamento delle carriere che emerge dalla ricerca”. “Bisogna riorganizzare la società e capire come impostarla – ha spiegato poi la vice presidente Ebnt, Lucia Anile –. Si deve puntare su un discorso di contrattazione integrativa che rimuova le disuguaglianze e le discriminazioni di genere. Una maggiore partecipazione delle donne al mondo del lavoro comporta una maggiore crescita economica ed un miglioramento dei rendimenti aziendali”. Come a dire che a guadagnarci sarebbero tutti gli italiani, uomini e donne.

 

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