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Da Pompei a Parigi passando per Roma, in questa estate calda si moltiplicano le proteste e le chiusure nei luoghi simbolo dell’arte e della cultura. E a rimetterci sono i turisti, ma non solo

 

Colosseo chiuso, Tour Eiffel chiusa, scavi di Pompei chiusi. Si preannuncia come una corsa a ostacoli l’estate 2013, almeno per i turisti che vogliono visitare monumenti e luoghi simbolo della cultura.

Mentre prosegue la trattativa tra il ministro Bray e i dipendenti del Colosseo – che hanno fatto ricorso allo sciopero per protestare contro straordinari non pagati, blocco delle assunzioni e mancato accordo sui turni festivi – oggi sono rimasti chiusi anche gli scavi di Pompei.

A Pompei, tra crolli e disagi, la crisi va avanti da anni, e oggi i sindacati hanno indetto un’assemblea che ha comportato la chiusura dei cancelli d’ingresso agli scavi. “Un danno per il Paese” ha dichiarato Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, parlando della chiusura di Pompei e invocando l’intervento del governo per evitare che altri “tagli camuffati” alla cultura possano nuocere prima di tutto ai turisti, e quindi all’Italia. “Le autorità locali intervengano per consentire l’ingresso gratuito ai turisti che questa mattina sono rimasti bloccati all’esterno degli scavi” chiede da parte sua il Codacons.

Una “soluzione”, quella dell’ingresso gratuito, che in Francia è stata adottata da quasi un mese in un contesto analogo. Sì, perché non c’è solo l’Italia a finire sui giornali di tutto il mondo per la chiusura dei suoi monumenti simbolo. A Parigi, dal 3 giugno va avanti la protesta degli addetti all’abbazia di Mont-Saint-Michel, ma in questo caso non ci sono inconvenienti per i visitatori, che anzi possono accedere all’abbazia senza pagare il consueto biglietto d’ingresso.

Non si poteva invece fare a meno di chiudere (per ragioni di sicurezza) il luogo simbolo per antonomasia di Parigi e della Francia, la Tour Eiffel. Che è appunto rimasta chiusa per due giorni, questa settimana, di nuovo a causa di una protesta dei 300 dipendenti e dei sindacati, in “guerra” con la SETE (Société d'exploitation de la Tour Eiffel), la società che lo gestisce e di cui il Comune di Parigi è socio di maggioranza. I sindacati hanno chiesto migliorie in materia salariale, di condizioni di lavoro e sicurezza, e per dare il maggiore risalto possibile alla protesta hanno deciso di tenere chiusa la Torre per due giorni, impedendo l’accesso a circa 50.000 turisti.

Con l’auspicio che le proteste rientrino, e che non si vedano più code di visitatori infuriati (e assetati, come a Roma dove è dovuta intervenire la Protezione civile per distribuire bottiglie d’acqua), ai turisti amanti dell’arte e della cultura non resta che incrociare le dita e sperare di non incappare in cancelli chiusi di fronte ai monumenti sognati per tanto tempo.

 

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