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"Formare dei perfetti 'padroni di casa' che conoscano profondamente il proprio territorio e lo sappiano però guardare con l’occhio e gli interessi di un viaggiatore curioso ed esigente, che parlino la sua lingua, che abbiano grande dimestichezza con le tecnologie digitali e la navigazione in rete perché è con la rete che si pescano oggi i turisti migliori". L'idea per una migliore impresa turistica è di Donato Didonna: imprenditore, blogger e nel 2010 autore del libro "Ecco come cambiare la Sicilia in 10 mosse".

Didonna scrive la sua opinione su LiveSicilia.it, organo di informazione online, ed è proprio la Trinacria, terra d'adozione del barese di nascita Didonna, l'ambientazione delle nuove "idee d'impresa" che riguardano il turismo relazionale.

Secondo Didonna, infatti, il mercato turistico siciliano "andrebbe quindi riorientato verso la fascia medio-alta e il c.d. 'turismo relazionale' potrebbe da subito trasformare in un’opportunità imprenditoriale ed occupazionale la situazione in cui attualmente versa l’offerta turistica di qualità, colmando, in termini di servizio, molte delle lacune di sistema". Lacune che riguardano i collegamenti aeroportuali, le inadeguate strutture ricettive e soprattutto la professionalità degli operatori, giudicata "sempre abbastanza scarsa, salvo eccezioni".

“Potremmo vivere di turismo” è il luogo comune dei siciliani che non hanno la più lontana idea di come venga vista la Sicilia dall’esterno. Mi capita da sempre di fare da guida ad amici di altre regioni o stranieri che vengono a visitare la Sicilia o anche, più semplicemente, di predisporre per loro degli itinerari redatti in base al tempo che intendano trascorrere nell’isola, alla stagione e ai diversi gusti e interessi. Mi ha sempre colpito registrare, alla loro partenza, reazioni opposte. Quelli che assisto personalmente (prelevandoli all’aeroporto, conducendoli in auto per strade meno trafficate, portandoli in giro per monumenti seguendo percorsi particolari e scegliendo oculatamente tempi, luoghi, tragitti, ristoranti degni della licenza, ecc.) al momento della partenza, con un tantino di sincera invidia, mi dicono: “vivi in un paradiso!” Quelli che invece si avventurano per proprio conto, prima di ripartire, mi chiedono sconcertati una sola cosa: “ma come fai a vivere in quest’inferno?”

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