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Basta con la retorica sullo sviluppo del turismo nel Sud Italia. Basta con le vuote parole su clima, cultura e paesaggio, basta con i proclami sempre uguali a se stessi che non affrontano i veri, complicati problemi che ostacolano l'industria turistica del Mezzogiorno


A denunciare la mancanza di strategia e di competenze, schiacciate da retorica e indifferenza ai problemi reali, è l'economista Antonio Preiti, direttore di Sociometrica, nel suo blog sull'Huffington Post. "Fra le cose insopportabili, la più insopportabile è la retorica sullo 'sviluppo del turismo nel Mezzogiorno'. Se ne parla da anni, con le stesse parole, gli stessi problemi e nessuna soluzione. Oggi, salvo il caso della Puglia, i mali eterni del turismo meridionale sono, se possibile, ancora più eterni e irrisolti". Ad esempio, scrive Preiti, lo scarso appeal delle regioni meridionali nei confronti dei viaggiatori stranieri: su 100 che visitano il nostro Paese, infatti, "sommando le otto regioni meridionali, includendo Sicilia e Sardegna, si arriva al 13,2 %". Un dato assai misero, se si considera che solo il Trentino alto Adige ha una quota del 14,2%.
La cosa più insopportabile, prosegue Preiti, è che "di questo fallimento nessuno sembra portarne la responsabilità, e neppure lo considera come un punto di partenza, amaro quanto si vuole, per cambiare strategia". Che cosa fare, dunque, per rilanciare l'industria turistica del Sud e riportare questo pezzo d'Italia al tempo in cui "sembrava davvero aver trovato nel turismo una chiave dello sviluppo e la principale autostrada italiana si chiamava autostrada del sole"?
Di sicuro, è necessario smetterla con la retorica semplicistica imperniata sui "grandi incanti-trappola da cui bisognerebbe uscire". Non basta il sole, "perché se bastasse il sole, Malta sarebbe la capitale turistica del Mediterraneo". Non basta la cultura, "altrimenti Atene sarebbe la città turistica per eccellenza, ma non lo è". E non basta nemmeno il paesaggio, perché "se fosse solo una questione di paesaggi o di qualità del mare, i Caraibi sarebbero la Grecia, ma non lo sono. Rimini starebbe nel fondo della classifica, ma non lo è".
Non bastano sole, paesaggi e cultura, secondo Preiti, perché "non rispondono alle domande cruciali che ogni viaggiatore si fa: cosa ci troverò? Come mi troverò? Quanto costa? Che esperienza avrò? Come ci arrivo? Cosa porterò a casa di incancellabile?".
L'esotico, insomma, "non è più di moda". Per rilanciare davvero l'industria turistica del Sud, spiega l'economista, bisogna lavorare sui "fattori freddi", su quegli aspetti "noiosi" che interessano poco chi si affida alla retorica. Bisogna lavorare sulla logistica, sui trasporti, sui prezzi, sull'offerta di informazioni chiare e affidabili. Bisogna uscire, dunque, dalla logica per cui il Sud è una meta appetibile solo per le lunghe vacanze estive, perché ad esempio un viaggio di un week end è impossibile senza collegamenti aerei e ferroviari comodi e affidabili.
"Insopportabile è lo schema di gioco che porta sempre a uscire sconfitti, senza che nessuno si chieda se forse non sia il caso di cambiare" conclude Preiti. "Insopportabile è che nessuno si senta responsabile dell'intera filiera dell'industria dell'ospitalità, che agisca in maniera meccanica, senza un pensiero sull'agire, senza chiedersi: ma non staremmo (forse) sbagliando? Possibile che al turismo non sia necessaria qualche competenza, qualche tecnica, qualche sapere? Se quel che conta è solo la produzione di esotismo locale, che bisogno c'è del mercato, della sua conoscenza?".

 

 

 

Fra le cose insopportabili, la più insopportabile è la retorica sullo "sviluppo del turismo nel Mezzogiorno". Se ne parla da anni, con le stesse parole, gli stessi problemi e nessuna soluzione. Oggi, salvo il caso della Puglia, i mali eterni del turismo meridionale sono, se possibile, ancora più eterni e irrisolti. Il turismo internazionale, ad esempio, nonostante i viaggi, eterni anch'essi, degli assessori nelle fiere turistiche, è un disastro compiuto.

Alcuni dati gridano vendetta: su 100 stranieri che visitano l'Italia, meno di 1 va in Calabria (0,9 % per chi ama l'esattezza), ancora meno in Molise (dove si deve scavare nelle statistiche con due cifre decimali, per trovare un segno di vita); in Basilicata si raggiunge lo 0,1 % e in Abruzzo lo 0,6 %. Mettendole insieme si arriva all'1,6 %, allora forse non serve fare promozione all'estero, tanto qualcuno, per sbaglio, ci arriva lo stesso.


(Continua a leggere sull'Huffington Post)

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