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L'automobilismo storico: una forma d’arte da tramandare ai posteri

1951: La mostra “Eight automobiles” porta nelle sale del MoMA di New York otto modelli di automobili, “scelte - dice il catalogo - in primo luogo per la loro eccellenza come opere d’arte, anche se non è stata presa in considerazione nessuna auto che non raggiungesse i più alti standard tecnologici e meccanici”, e accompagnate da schede che ricalcano quelle dedicate a sculture e dipinti. Una di queste è la Cisitalia del 1949, realizzata a Torino da Pininfarina.

Gli anni Cinquanta vedono in Italia la diffusione di officine di carrozzieri, che modellano a colpi di martello gli “abiti” per le automobili. La realizzazione di una carrozzeria, che non avviene quasi mai all’interno delle fabbriche (le quali invece si occupano della parte meccanica), è un lavoro puramente manuale, artigianale.

“Ritengo che le automobili oggi siano l’equivalente esatto delle grandi cattedrali gotiche: le considero la suprema creazione di un’epoca, concepita con passione da artisti sconosciuti, fruita nella sua immagine, se non nell’uso quotidiano, da un’intera popolazione che si appropria, con lei, di un oggetto perfettamente magico”: così Roland Barthes nel 1957 inserisce l’automobile nel trattato Miti d’oggi. Aveva davanti agli occhi la Citroen DS (in francese si pronuncia Déesse, come Dea), disegnata due anni prima a Parigi dall’immigrato italiano Flaminio Bertoni; le sue linee slanciate sedussero più di ogni altro modello nella storia la fantasia di artisti, designer e pubblico.

2019: la visione dell’auto storica come opera d’arte si è diffusa, complici i confini sempre più labili tra arte e design e il cambiamento nella produzione, che porta con sé l’urgenza di preservare e tramandare un patrimonio di oggetti che vanno protetti, conservati, restaurati e di competenze da insegnare ai giovani perché non si disperdano.
Di pari passo, le vendite nelle aste e sul mercato privato raggiungono valori che avvicinano sempre di più le macchine alle opere d’arte. Come dipinti preziosi, le auto si restaurano con criteri di fedeltà all’originale o fini puramente conservativi.

L’automobile è entrata di diritto nelle sale dei musei: le case produttrici di tutto il mondo hanno aperto spazi aziendali e li hanno popolati con le loro creazioni antiche e recenti, musei nazionali sono dedicati all’auto (in Italia, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino) e quelli riservati all’arte e al design aprono le loro porte a questi mezzi di trasporto.
Così, il Design Museum di Londra ha ospitato nel 2018 la mostra Ferrari: Under the Skin per celebrare il 70° anniversario della nascita della casa italiana; il Victoria and Albert Museum inaugurerà a novembre 2019 l’esposizione Cars: Accelerating The Modern World, che guarderà al “ruolo che ha avuto l’automobile nel plasmare il mondo in cui viviamo oggi”.

Anche in Italia si diffonde una nuova consapevolezza alimentata da mostre e manifestazioni: il 10 ottobre presso la Chiesa di San Carlo a Modena inaugurerà ModenArt, un’esposizione curata dallo storico dell’arte Philippe Daverio. Protagoniste saranno le carrozzerie e gli strumenti di lavoro di Giancarlo Guerra, Afro Gibellini e Oriello Leonardi, che hanno realizzato “la pelle” della Ferrari GTO del 1961, della Maserati 151/3 e della Cobra Daytona.

Due settimane dopo, a Padova, la Fondazione Gino Macaluso per l’Auto storica presenterà alla Fiera Auto e Moto d’Epoca due Gran Turismo degli anni Sessanta dal design estremo: la Ferrari 275 GTB/4 del 1967 e la Bizzarrini 5300 GT del 1968. Saranno affiancate da oggetti di design della stessa epoca come la lampada Elica di Cesare Leonardi e Franca Stagi, il Portariviste di Rodolfo Bonetto, l’iconico telefono Grillo di Marco Zanuso e Richard Sapper, a raccontare il legame innegabile tra auto, design e arte.

Come ogni oggetto di design, le automobili ci parlano quotidianamente del mondo in cui sono nate e che hanno contribuito a plasmare. La rinnovata attenzione all’heritage dei nostri territori e delle nostre aziende allora non può prescindere da questo “oggetto magico”, così profondamente legato alle nostre storie quotidiane: posseduta, sognata, costruita, guidata, vissuta, esposta su un piedistallo, l’auto è mezzo di trasporto, gioco, strumento, passione. Nella varietà di ruoli che può ricoprire risiede il grande potere comunicativo dell’automobile, il suo fascino, la sua magia.