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Milano potrebbe utilizzare al meglio questi eventi per promuovere il territorio, creare circuiti storico artistici, legati alla cultura, tradizione ed operosità milanese senza tralasciare il ritorno economico

Dopo il successo della Milano Design Week, possiamo dire che il capoluogo lombardo si conferma la capitale mondiale del design e dell’arredamento, con 434.000 presenze, da 188 paesi, più 26% rispetto all’anno scorso per il Salone del Mobile. Mentre il Fuorisalone si è dimostrato il punto di vero interesse dei buyers, dei turisti e degli esperti del settore; infatti solo il sito internet è stato visitato da 1,9milioni di visitatori a partire da marzo.

Sabato 21 Aprile, ho deciso di visitare senza una precisa meta alcuni spazi espositivi del Fuorisalone, ponendomi solo il punto di partenza, la stazione del passante ferroviario a Porta Venezia. Grazie alla giornata di sole, si notava anche quello che generalmente non si vede nella fretta milanese, un mio amico la prima volta che vide la città mi disse che sembrava di vivere in un film dove tutti corrono. Dal mio solito punto di arrivo a Milano, decido di incamminarmi per Corso Venezia, primo palazzo da visitare Palazzo Bovara, costruzione del Settecento, che appena entrati non sai se seguire le indicazioni per raggiungere l’esposizione oppure guardare in alto ed ammirare i soffitti. All’interno è un insieme di antico e moderno, con parquet scricchiolanti, grandi saloni e mobili ultramoderni, dalla cucina interattiva ai mobili in stile anni 30 e 50 o il porta biciclette scaffale.

La mia seconda meta è Palazzo Serbelloni, uno sguardo e si resta allibiti per l’atrio ed il grande cortile nascosto, si sale al primo piano attraverso una scala elicoidale e si inizia a respirare la storia del palazzo, le sale sono tutte affrescate e molto curate in ogni particolare, il salone delle feste ricorda quello di una reggia, ed i mobili con l’oggettistica in esposizione danno quell’impressione di spazio fruibile per ogni occasione. La mente può andare liberamente ovunque pensando all’oggi ammirando le sale arredate con i mobili di tendenza e vedendo i giapponesi che fotografano anche le piante finte di limone, o tornare indietro di più di 200 anni quando Napoleone soggiornò nel palazzo, e 60 anni dopo Vittorio Emanuele II e Napoleone III si incontrarono dopo la gloriosa battaglia di Magenta.

In Corso Venezia angolo via Della Spiga, la mia curiosità cade sul bassorilievo della Scrofa Semilanuta, simbolo di Milano, poi mi sposto in via Cino del Duca, vicino a San Babila, per visitare Palazzo Visconti di Modrone, aperto al pubblico solo per eventi privati. Il Palazzo è in stile rococò, ed oggi ospita eventi promozionali, fino agli anni 50 del Novecento è appartenuto alla famiglia del regista Luchino Visconti. Anche in questo caso il connubio con il Fuorisalone è stato un modo per promuovere gli spazi generalmente destinati ad eventi promozionali ed il design italiano, soprattutto arredo, piatti e tovaglie. Ironia della sorte o fato, in una sala da pranzo erano esposte le porcellane di una linea di prodotti dedicata alla nobiltà romana.

Via Durini si presenta come uno spazio espositivo a cielo aperto, con palazzi che al loro interno ospitano flagshipstores di importanti mobilifici, affiancati da storici palazzi come Palazzo Durini / Caproni di Taliedo, Palazzo Cusini e la Casa Toscanini appartenuta al celebre direttore d’orchestra. Non poteva mancare poi un salto in Piazza Beccaria per vedere la casa del futuro, edificata con la stampante 3d.

Dopo una sosta all’Università degli Studi di Milano, decido di spostarmi nel quartiere di Brera, ovviamente la mia attenzione cade sul complesso Museale di Brera (Pinacoteca, Biblioteca Braidense, l’Accademia e la Specola). Per l’occasione sono stati aperti al pubblico la Sala Napoleonica con i gessi di alcune statue del Canova e l’Orto Botanico anch’esso adibito a spazio per il Fuori Salone con il progetto Smart town. Il tutto sotto lo sguardo austero dell’Osservatorio Astronomico di Brera istituito nel 1764.

Dalle arti sono passato alle armi visitando il cortile di Palazzo Cusani, che fino al 2004 è stato la sede del Comando del 3° Corpo d’Armata ed oggi è sede di rappresentanza della Nato. Il palazzo è un edificio che è sempre stato legato alla guerra ed alla difesa; infatti in una facciata sono ancora presenti tre palle di cannone scagliate dalle artiglierie del Maresciallo Radetzky durante le Cinque Giornate di Milano. La mia gita si è conclusa ai Giardini di Porta Venezia e nel quartiere “Rainbow” di Milano, senza utilizzare un mezzo di trasporto urbano.

La Milano da scoprire non si è fermata con il Fuori Salone, ma è continuata il 5 e 6 maggio con l’Open House, evento annuale e mondiale che si svolge in 4 continenti e 31 città, ormai giunto alla terza edizione milanese. Per un intero weekend si poteva accedere gratuitamente ad edifici pubblici e privati dal notevole valore architettonico, supportati da guide specializzate e volontarie. Open House Milano rivolge la propria attenzione agli edifici normalmente non accessibili, al patrimonio architettonico moderno e contemporaneo, per estendersi fino alla città in trasformazione, senza mai trascurare la ricchezza artistica e culturale che caratterizza Milano dall’antichità in poi. L’evento si è svolto in tutta Milano, dal centro alle periferie. La città è stata divisa idealmente in 6 Sestieri (antichi quartieri di Milano che si sviluppavano sulle direttrici delle storiche porte) Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Comasina, Porta Vercellina e Porta Nuova, dal centro alla periferia, per scoprire lo sviluppo urbanistico della città.

Dall’11 al 17 Giugno si terrà la prima edizione di Ondance – Accendiamo la Danza, la festa della danza e delle danze, promossa dall’étoile della Scala Roberto Bolle, che si svolgerà nelle sedi istituzionali della danza milanese e nelle strade della città.

Tre eventi differenti design, architettura e musica, possono cambiare il modo di vedere la città ed i suoi edifici che nella routine e fretta milanese sembrano tanti blocchi di cemento, quindi rendere la vita più piacevole. Se Milano fosse ancora la perla dell’Impero Austro-Ungarico sarebbe una delle capitali della musica classica, ma essendo la capitale economica d’Italia deve vendere al meglio la propria immagine per le economie di tendenza rivolgendo un occhio al passato.

Milano potrebbe utilizzare al meglio questi eventi per promuovere il territorio, creare circuiti storico artistici, legati alla cultura, tradizione ed operosità milanese senza tralasciare il ritorno economico. Ogni mese dovrebbe essere organizzato un evento che richiami turisti e dia la possibilità di far conoscere la città di Milano attraverso le eccellenze milanesi.

 

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Giorgio G. Castoldi

Professore a contratto Università degli Studi di Milano

Twitter @padanianb