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Guide enoturistiche, docenti  nei corsi di vino per  turisti… basta con l’improvvisazione, ora le eno-“destination” hanno bisogno di questi professionisti.

Chi sono le guide enoturistiche? Sono specialisti che ancora non esistono, parlano inglese e tedesco, guidano i minibus (NCC - trasporto con conducente), conoscono storia, arte, vino e gastronomia  del territorio, ma soprattutto sanno raccontare tutte queste cose in modo divertente.

Figure a metà fra la guida turistica tradizionale, la guida ambientale, i sommelier e gli animatori, perché i wine lovers e più ancora i foodies amano il paesaggio come il vino, e  sono pronti a pagare molto pur di vivere un’esperienza unica, coinvolgente e ovviamente divertente.

È un segmento di offerta in crescita verticale, un segmento dove c’è di tutto: dai turisti per caso che non sanno la differenza fra Chianti e Brunello ma vogliono scappare dai musei e raccontare qualcosa agli amici, fino ai miliardari gourmand a cui proporre solo cose esclusive e carissime.

Il punto di partenza è che l’improvvisazione è finita anche nel turismo del vino, l’ultimo nato fra i grandi segmenti di incoming italiani. Ormai i turisti si aspettano di scegliere fra proposte ben organizzate  e di trovare quella su misura per loro. Esattamente come scelgono un albergo o un vino.

Allo stato attuale esiste già qualcosa: autisti NCC che hanno venduto le Mercedes nere e comprano suv adatti alle escursioni nelle zone del vino. Si tratta di piccole società che offrono  wine tour attraverso i loro siti web. Fra di loro ci sono anche dei grossissimi esperti,  come Filippo Magnani di ”Fufluns  viaggi”, che probabilmente diventerà il primo Master of Wine italiano; oppure Dario Castagno che vent’anni fa ha quasi inventato i wine tour in Chianti e ora li racconta in libri che hanno un successo mondiale.

Se queste sono le punte qualitative, ci sono poi i wine tour “primo prezzo”. Creati da tour operator che, in modo standardizzato,  propongono una giornata nelle cantine all’interno dei loro pacchetti nelle città d’arte. Più rari ma sempre presenti, in bus grandi,  le escursioni  a orario fisso con partenza dagli alberghi e dalle città. Ci sono intorno al Lago di Garda come in Toscana.

È in questo settore che i sommelier e le guide potrebbero sommare le loro competenze per creare una nuova figura ibrida e capace di innalzare il livello d’offerta, aiutare cioè i visitatori a vivere intensamente la loro esperienza enoica. C’è spazio per questi nuovi professionisti sia nei territori del vino (enoguide ma anche manager di uffici enoturistici) che nelle grandi cantine, come quella di Antinori di Bargino. La cosa importante è che avvenga il passaggio dal dilettantismo volenteroso al vero professionismo. A Siena, molte guide turistiche sono già avanti in questo percorso.

Ma c’è un altro settore che ha bisogno di specialisti e che potrebbe accrescere l’attrattività delle zone del vino: le master class, cioè i corsi per i turisti di uno o tre giorni dedicati esclusivamente al vino della zona circostante, in altre parole la Master Class del Brunello a Montalcino e quella della Franciacorta a Erbuso.

Anche qui la figura del docente è molto vicina a quella del sommelier, ma alle competenze enologiche devono aggiungersi quelle nelle lingue estere e il magnetismo  di chi sa “tenere la scena”, perché i corsisti sono in vacanza e quindi le lezioni devono insegnare divertendo.

Qualcosa di simile esiste da una decina d’anni a Bordeaux, dove è iniziato quasi per gioco, e ha riscosso un successo superiore alle attese degli organizzatori.

Corsi di uno o due giorni dove si approfondiscono i caratteri del territorio di produzione (morfologia, geologia, microclima) la storia, le specificità produttive, gli abbinamenti, i mercati... ma soprattutto si assaggia. Assaggi verticali e orizzontali, cioè capaci di mostrare l’evoluzione del vino dalla maturazione in legno all’affinamento in bottiglia oltre che i caratteri peculiari delle diverse aree della collina montalcinese e dei diversi stili produttivi. Alla fine i corsisti diventano veri portabandiera della denominazione che hanno studiato, insomma per una DOC avere una master class significa “produrre” esperti e sostenitori fra i wine lovers ma anche fra i professionisti del vino cioè fra maitre, enotecari, buyers...

Il Consorzio del Brunello ha già realizzato le prime due Master Class  in Cina e si appresta a farne altre negli Stati Uniti. Ha video, power point, materiali didattici, bicchieri “da Brunello”, persino i diplomi di fine corso... E allora perché non diventare la prima denominazione dotata di un centro di formazione per turisti?

 

Donatella Cinelli Colombini - produttrice e vicepresidente del Consorzio del Brunello di Montalcino