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L'archistar si rivolge al ministro per chiedere una legge sulla musica dal vivo. "La musica non è solo tempo libero, e incentiva il turismo"

 

"L’investimento in musica moltiplica i valori iniziali; perché la musica non è mai solo tempo libero e intrattenimento, ma una corrente che accende la vita degli spazi in cui scorre, produce lavoro, attira pubblico, incentiva il turismo e alimenta la creatività"

A esprimersi così non è un cantante, o un musicista, o un direttore d'orchestra, ma un architetto. Uno dei più famosi architetti italiani, uno di quelli che vengono definiti "archistar": Stefano Boeri.

Boeri, che dal 2011 fino allo scorso marzo ha ricoperto il ruolo di assessore alla Cultura nella giunta Pisapia, a Milano, si è fatto promotore di un appello al ministro Bray, affinché l'Italia si doti di un'adeguata legge sulla musica dal vivo. Un appello, o meglio una petizioni, pubblicata da Boeri su Change.org, uno dei più importanti siti web mondiali per questo genere di iniziative, e indirizzata al ministro della Cultura Massimo Bray, "un Ministro che ha presieduto per anni uno dei più straordinari eventi di musica dal vivo europei – la Notte della Taranta di Melpignano".

"La musica è una parte fondamentale della nostra economia; con un indotto esteso e articolato, che non riguarda solo chi fa parte della filiera (gestori, producer, autori, promoter, discografici, editori, artisti…), ma coinvolge e beneficia chi la musica la ospita, la promuove, la pubblicizza" spiega Stefano Boeri, che lamenta come "oggi in Italia fare musica dal vivo è sempre più difficile. Un groviglio di permessi, licenze, autorizzazioni rende oneroso e complicato organizzare momenti di ascolto live: sia per chi la musica la fa che per chi la ospita".

E allora, propone Boeri, è cruciale "una legge che, in accordo con la SIAE e l’ex ENPALS (due oneri fissi per qualsiasi pubblico spettacolo) annulli le procedure burocratiche e i permessi per i locali - di qualsiasi tipo - che ospitano chi si esibisce dal vivo.
Ci serve una normativa che stabilisca delle regole ragionevoli, come l’autocertificazione in rete degli spettacoli, una soglia massima di spettatori, orari condivisi per la musica su tutto il territorio nazionale; regole valide per tutti: gestori, artisti, fruitori, residenti". Anche perché "una legge siffatta saprebbe affrontare nel modo più efficace i disagi prodotti dai fenomeni della cosiddetta 'Movida'.
Moltiplicando nelle città italiane l’offerta di spazi dove si suona dal vivo (musica classica, rock, indie, jazz, blues, folk..) si diluirebbe infatti quella esacerbata concentrazione di folla attorno ai pochissimi locali in cui si può fare e ascoltare musica anche in ore serali".

 

Al momento l'appello di Boeri ha già raccolto oltre 11.000 firme di adesione, e la petizione è ancora aperta.

Ecco il testo e il link per partecipare alla petizione online:

Gentile Ministro Bray,

 

i Rolling Stones, gli Who, gli U2, ma anche i Beatles (nel mitico Cavern di Liverpool) hanno cominciato a suonare nei pub e nei locali dal vivo, per qualche decina di ascoltatore sparso tra i tavoli o in piedi con una birra in mano.?

La musica, come ben sappiamo, non è un prodotto preconfezionato.

Nasce in situazioni imprevedibili –un incontro casuale sui banchi di una scuola davanti a una pizza, sulla rete- e cresce in luoghi spesso occasionali: uno scantinato, un garage, una soffitta. Ma subito cerca, come l’ossigeno, un pubblico e uno spazio per mettersi in scena, magari davanti a pochi amici o parenti durante una festa, un matrimonio, una serata in un locale.

 

Aiutare la musica a crescere, significa offrire a migliaia di giovani donne e uomini la possibilità di suonare in pubblico e dal vivo.

(Continua a leggere su Change.org)

 

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