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Dopo anni di buio, sembra di intravvedere la luce nei consumi turistici italiani: +2,1% nel 2012, dopo una contrazione del -6,7% iniziata nel 2008. Isnart e Unioncamere hanno stimato l’impatto economico generato sul territorio italiano dai turisti stranieri e nostrani, e hanno calcolato in 72,2 miliardi di euro il giro d’affari per il comparto turistico.

A fare la parte del leone in questa crescita, per così dire, il settore ricettivo e ristorativo, che con il +9,3% dei soggiorni in abitazioni private resta stabile e che assorbe il 46,6% delle spese complessive sostenute dai turisti (nello specifico, 27,3% per la ricettività e 19,3% per la ristorazione), con un volume totale di 33,6 miliardi di euro spesi nel 2012.

A seguire, il 17,9% che riguarda le spese per l’acquisto di prodotti dell’industria manufatturiera, con una ricaduta sul territorio valutata in 12,9 miliardi di euro tra abbigliamento, calzature e altri prodotti del made in Italy. Ma in questo caso c’è qualche preoccupazione, considerato il calo dei consumi intorno al 31,5%.

Una flessione del 5,6% rispetto al 2008 riguarda anche le attività culturali e di intrattenimento, che costituiscono il 17,6% delle spese effettuate dai turisti nel corso dei propri soggiorni. Al contrario, i prodotti enogastronomici possono vantare una straordinaria crescita dei consumi, pari al 43% negli ultimi quattro anni, considerando gli acquisti fatti in supermercati e negozi (+49,3%) e i prodotti tipici locali consumati sul luogo di vacanza o portati a casa come souvenir (+23%).

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