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Come uscire dalla perdurante crisi economica italiana? La risposta può sembrare ovvia: allargando il nostro sguardo.

Eppure è inevitabile constatare che è solo puntando al mercato internazionale che il nostro Paese può risollevarsi dalla difficile situazione attuale; per farlo, ovviamente, conviene puntare sulle nostre eccellenze. Come la moda, per esempio.

La pensano così anche Intesa San Paolo e Smi (Sistema Moda Italia – Federazione tessile e moda), che questa mattina hanno pubblicato uno studio secondo il quale sono appunto le eccellenze del sistema moda (e lusso) italiano l'unico ambito che continua a crescere nonostante il periodo di crisi. Ne parla il portale firstonline.info, in un articolo dal titolo "Smi e Intesa Sanpaolo: moda e tessile, la parola d'ordine è sempre export".

La parola d’ordine è una sola, sempre la stessa ma giova ripeterla: export. O per meglio dire internazionalizzazione, accompagnata da qualità. Possibilmente ragionando in grande, brevettando marchi di successo e partecipando in grandi gruppi imprenditoriali che attraggano capitali stranieri. È questa, secondo la ricerca frutto della collaborazione fra Smi (Sistema Moda Italia – Federazione tessile e moda) e Banca Intesa Sanpaolo, la sfida delle imprese italiane del settore del tessile e della moda per il 2013: crescita sui mercati esteri e rafforzamento dimensionale.

È infatti noto, ed è emerso ancora dallo studio pubblicato stamattina nella sede di Intesa di piazza Belgioioso, che in questa fase di recessione l’unico ambito che si salva in Italia è quello della moda, o per meglio dire del lusso. Già, perché se il manifatturiero mostra piccoli segnali di ripresa in questo inizio di 2013, non è certamente grazie alle pmi che anzi continuano a soffrire ma grazie al poderoso traino delle eccellenze, dei brand più conosciuti e più portati all’assorbimento in grandi gruppi stranieri e ad orientare il proprio business sui mercati extra-Ue, ossia a quei mercati dei cosiddetti Paesi emergenti che ancora quest’anno continueranno a sostenere gli esportatori italiani.

(Continua a leggere sul sito di firstonline.info)

 

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