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A pochi giorni dalla sua elezione come Presidente di Federcongressi&eventi, abbiamo intervistato Mario Buscema.

Qual è la quota del MICE sul turismo incoming in Italia?
L’unico – ma significativo – dato disponibile è quello elaborato nel 2010 dall’Università di Milano Bicocca su dati Bankitalia, dal quale si evince che il business travel (e la sua annessa quota congressuale/Mice) assorbe, a seconda della provenienza del turista, da un minimo del 15% a un massimo del 40% del flusso incoming. Sono numeri molto importanti.
 

Qual è la ricaduta economica sul territorio di un “turista MICE”?
Una ricerca del CISET (Università Ca’ Foscari), condotta sempre su dati Bankitalia, rivela che chi arriva in una qualsiasi località per un congresso o per un evento nella gran parte dei casi poi ritorna per motivazioni leisure, oppure prolunga il soggiorno per sé e per i propri accompagnatori, o comunque effettua spese extra: tutti fattori che impattano assai favorevolmente sulla destinazione e sulla sua filiera, dando all’asfittico mercato (turistico e non solo) una boccata d’ossigeno. Il discorso si fa ancor più rilevante sul piano internazionale, laddove è dimostrato che la spesa giornaliera dei delegati stranieri è due volte superiore a quella degli italiani, e che il Pil giornaliero generato da ciascun partecipante proveniente dall’estero è 1,5 volte quello – già elevato, in forza della superiore capacità di spesa – dei partecipanti italiani.

Che cosa è cambiato nel settore a seguito della crisi economica che da alcuni anni sta investendo non solo l’Italia ma l’Europa e il mondo?
Si registra un grosso calo della domanda. I dati percentuali del nostro Osservatorio non sono positivi: nel 2011, rispetto al 2010, si registra un -2,88% di incontri (valore assoluto oltre 400mila), -3,01% di partecipanti (quasi 33 milioni), -13,10% di giornate di presenza congressuale (48 milioni e mezzo) e -12,82% di pernottamenti (oltre 20 milioni). Le aziende rimangono il cliente dominante in termini di eventi organizzati (64%) e sono anche il segmento che registra la flessione più marcata nel numero di eventi promossi (-10,1%); anche gli eventi promossi dagli enti si riducono del 4%, condizionati da stringenti vincoli di bilancio. In termini percentuali, la seconda fonte di domanda dopo le aziende sono le società scientifiche, a quota 13%.

Quali potrebbero essere i cinque punti su cui l’Italia dovrebbe concentrarsi per incentivare questo target e su cui dovrebbe concentrarsi l’ENIT per la promozione del prodotto MICE in Italy, ora che non c’è più il Convention Bureau Nazionale?
Rispondere è prematuro, perché il nostro programma del prossimo biennio, seppure tracciato a grandi linee, deve ancora essere analizzato e discusso dal Comitato Esecutivo. Preferirei dunque che ci aggiornassimo in corso d’opera.

Anche per il target MICE sono strategici i new media e le digital pr?
Pur nella consapevolezza che nella promozione del prodotto MICE i new media e le digital pr avranno senza dubbio un ruolo importante nel prossimo futuro, debbo ammettere che, a oggi, sono ancora strumenti da comprendere a fondo, sia nelle loro potenzialità, sia anche negli aspetti critici.

Secondo Lei come mai in Italia non riesce a decollare la BTC, mentre all’estero sia l’IMEX sia l’EIBTM si confermano punti di riferimento per la Meeting Industry?
Non sono d’accordo con questo confronto. Stiamo parlando di cose diverse: BTC è una fiera nazionale, Imex ed EIBTM sono internazionali. In Italia, cioè sull’orizzonte di mercato che si è data, BTC resta l’indiscusso punto di riferimento.

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