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Il Consiglio di Stato ha bocciato il regolamento attuativo che assegna il Turismo al dicastero di Gian Marco Centinaio

Sembrava soltanto una mossa ardita, tutta da verificare sul campo. E invece una prima tegola è calata sulla decisione di accorpare le competenze sul settore turistico al Ministero dell’Agricoltura, sottraendole al Mibac. Il Consiglio di Stato ha espresso un parere negativo circa il Regolamento attuativo del decreto sul trasferimento delle competenze del turismo dalla cultura all’agricoltura.

Il provvedimento, hanno scritto i giudici di Palazzo Spada, appare come una mera sommatoria di competenze spostate tra direzioni generali quasi con la tecnica del “copia incolla”, priva di una “visione strategica di insieme” e inoltre sembra caratterizzato da una funzione servente del turismo a favore dello sviluppo delle attività agricole, alimentari e forestali.

Insomma, una bocciatura senza appello, anche se occorre considerare che il parere del Consiglio di Stato non è vincolante. Dunque si tornerà dal MIPAAFT, Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, al vecchio MIBACT, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo? Non è detto. Ora Palazzo Chigi dovrà valutare nella sua discrezionalità l’opportunità di rivedere il testo del decreto ed eventualmente ridisegnare la mappa dei ministeri (decreto legge 12 luglio 2018, n. 86/2018 “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri”, convertito in legge 97/2018).

Un binomio - quello agricoltura-turismo - che ci poteva anche stare, vista la progressiva diffusione degli agriturismi e considerato che tutte le statistiche indicano le eccellenze dell’enogastronomia nostrana come uno dei primi fattori che motivano la visita nel nostro Paese: nel 2017 si sono contate oltre 110 milioni di presenze legate al turismo enogastronomico (il 43% di turisti italiani e il 57% stranieri), con una spesa che ha superato i 12 miliardi di euro.

D’altra parte i due ministeri, nell’assetto dato dal precedente governo, unitamente all’ENIT avevano lanciato il 2018 come l’Anno del cibo italiano.
Ora il Consiglio di Stato imputa al Governo una mancanza di coordinamento sul tema ‘turismo’ nel nuovo assetto ministeriale e tra le righe pare attribuire al turismo una dignità propria e maggiore rilevanza rispetto a quella ‘funzione ancillare’ nei confronti della politica agricola, alimentare e forestale che si è palesata nel decreto. D’altra parte un campanello d’allarme avrebbe dovuto suonare a dicembre quando uno studio di Bankitalia aveva evidenziato come il turismo in Italia sia molto al di sotto delle sue potenzialità, un comparto che vale ben di più dell’attuale 5% del Pil e 6% dell’occupazione.