Servono competenze digitali per guidare il cambiamento e l’innovazione negli istituti culturali d’Italia

Gli esperti e gli addetti ai lavori non hanno dubbi: il settore museale necessita di competenze ben precise e al passo con i tempi. La digitalizzazione dei musei italiani è fotografata da alcuni dati forniti da Istat e Politecnico di Milano. Secondo l’Istituto di statistica italiano “il 19,5% dei nostri musei dispone di spazi per proiezioni video, allestimenti interattivi e/o ricostruzioni virtuali, il 15,2% offre al visitatore la possibilità di utilizzare audioguide e video guide e il 9,1% applicazioni per dispositivi digitali mobili come tablet e smartphone. Il 18,6% degli istituti offre ai visitatori connettività wi-fi gratuita tramite hotspot mentre solo il 6,6% utilizza internet per consentire l’acquisto dei biglietti online”.

Poco più della metà degli istituti possiede un sito web, un quarto è dotato di servizio newsletter, solo 13,4 musei su cento pubblicano un catalogo digitale. Nel 2016 lo studio dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano ha mostrato dati simili e complementari: “il 52% dei musei possiede almeno un account sui social network ma solo il 13% è presente nei tre più diffusi. Su Facebook si registra la maggiore presenza (51%); seguono Twitter (31%) e Instagram (15%). Anche il 10% dei musei che non ha un sito internet risulta attivo su Facebook”.

“Per favorire il rinnovamento del settore, il primo investimento auspicabile è quello nella formazione digitale dei professionisti museali. Solo una cultura digitale diffusa permetterà alle istituzioni culturali del nostro Paese di ripensare i contenuti e i servizi culturali offerti, alla luce della loro rilevanza nel mondo digitale” si legge nell’indagine “Melting Pro, Musei del futuro. Competenze digitali per il cambiamento e l'innovazione in Italia, Mu.Sa Project” co-finanziato dal Programma Erasmus+. Questo lavoro condotto da Melting Pro e Symbola si pone l’obiettivo di mappare i bisogni formativi dei professionisti museali in Italia. Oltre alla formazione, gli altri ambiti sui quali si è concentrata la ricerca sono la creazione di community, l’accessibilità e la sicurezza. Non ultime sono state individuate le figure professionali strategiche per compiere questa rivoluzione che passa inevitabilmente dalla digitalizzazione del patrimonio e dal coinvolgimento dei pubblici.

Cinque sono i profili individuati per guidare questa rivoluzione: il Cultural ICT Consultant al quale è affidata la strategia digitale del museo; il Digital Cultural Asset Manager gestisce la conservazione e la valorizzazione del patrimonio digitalizzato del museo; l’Interactive Cultural Experience Developer si occupa di progettare mostre innovative e interattive digitali; il Cultural ICT Guide presenta al pubblico il contenuto del museo attraverso strumenti digitali; infine, l’Online Cultural Community Manager gestisce tutte le comunità di riferimento del museo (online e offline) sviluppando un senso di appartenenza e creando una community.

“Il management deve essere capace di integrare il digitale con la visione che ha del proprio museo – spiega Giuseppe Ariano, direttore marketing e comunicazione Scabec spa (Museo Madre, Napoli) uno dei 32 esperti italiani coinvolti nella ricerca – Il digitale non è un servizio fine a sé, ma uno strumento che deve accompagnare il museo nella realizzazione della propria mission, così come l’ufficio stampa, il sito web, etc. È tutto un sistema che va rivisto e in Italia siamo ancora un po’ indietro. Bisogna pensare in digitale: è questione di approccio, di capire grazie anche all’uso di tecnologie che circondano l’utente in modo naturale. Oggi occorre avvicinarsi a una nuova idea di museo, intesa come luogo di ricerca e di innovazione. come funzionano gli strumenti e come possono essere utilizzati. La formazione va fatta non solo rispetto all’utilizzo di uno strumento ma rispetto a una strategia. Chi fa comunicazione deve avere confidenza anche con il marketing, per non perdere mai di vista con chi si vuole comunicare, in linea con una strategia complessiva in cui siano chiari gli obiettivi da raggiungere”.

La conferma sulla necessità del rinnovamento nei musei arriva anche da Fiorenzo Galli, direttore generale e direttore dell’Offerta Culturale presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano: “Attraverso il digitale il mondo sta acquisendo nuovi linguaggi, nuovi modi di interagire. I musei non possono esimersi da una trasformazione che riguarda tutta la società e, viceversa, sono chiamati a essere innovativi, perché il mondo della cultura, e quindi quello museale, ha il diritto-dovere di svolgere un’azione rinnovatrice”.

Dopo la ricerca, il passo successivo del progetto “Melting Pro, Musei del futuro” è organizzare alcuni corsi di aggiornamento professionale che verranno sviluppati nei prossimi mesi. Saranno strutturati in modalità Mooc (Massive Open Online Courses), e-learning e in presenza. “L’auspicio è di supportare i musei nell’aggiornamento del personale con l’obiettivo ultimo di renderli più sostenibili, in un’ottica sociale, culturale ed economica”.