A Torino il Town Meeting di FactorYmpresa Turismo sul “Food&Wine Tourism”: un evento simbolico agli albori del nuovo accorpamento con l’agricoltura

Mercoledì 11 luglio il prestigioso Teatro Regio di Torino ha ospitato il Town Meeting sul Food&Wine Tourism, secondo evento dell’anno di FactorYmpresa Turismo, il programma promosso dal MiBACT e gestito da Invitalia che offre servizi di tutoraggio e contributi economici alle imprese e agli aspiranti imprenditori della filiera turistica, con l’obiettivo di far crescere qualitativamente l'offerta e rendere l'Italia più competitiva sui mercati internazionali.

Il “brainstorming” torinese, che ha riunito intorno a dieci tavoli oltre cento esperti e stakeholder del settore turistico provenienti da tutta Italia, è stato in un certo senso un’occasione perfetta per segnare un prima e un dopo, un momento topico di svolta per il turismo italiano su vari livelli.

Se il 2018 Anno del Cibo è già al giro di boa, infatti, l’appuntamento enogastronomico di Torino è arrivato a pochi giorni dal passaggio di deleghe sul turismo dal MiBACT al ministero delle politiche agricole diretto da Gian Marco Centinaio, con tutto ciò che questo trasferimento comporterà in termini di valorizzazione turistica di quello che forse è il massimo patrimonio del nostro Paese, l’agroalimentare.

Nell’attesa delle prime uscite pubbliche di Centinaio in veste di ministro del turismo, a fare gli onori di casa ministeriali è stato il direttore generale del MiBACT Francesco Palumbo. “Ovviamente è presto per prevedere quale sarà il futuro della gestione turistica dell’Italia” ha spiegato Palumbo “Il passaggio delle deleghe a Centinaio comporta la necessità di affrontare i temi dell’appuntamento odierno, come l’innovazione dei prodotti di qualità e dei prodotti tipici. Ragionare in termini di agricoltura e turismo apre un mondo su cui lavorare, tutto da costruire, ma di certo il fatto che questo sia stato proclamato come l’Anno del Cibo ci permette di partire in corsa e non da zero”.

Partire in corsa, ma non ognuno per conto suo: “Nel Piano Strategico del Turismo c’è l’idea di trattare il settore come una filiera, in cui le parti si muovono autonomamente ma in un quadro di riferimento, con priorità condivise a livello nazionale” aggiunge Palumbo, che sottolinea la vexata quaestio del Titolo V della Costituzione e delle competenze regionali: “Se ci pensate due anni fa ‘il’ tema era la frammentazione, con le singole regioni che si presentavano alle fiere in Cina o nel resto del mondo. Oggi non è più così: una rivoluzione consistente nonostante il Titolo V che penalizza la gestione unitaria, perché oggi le Regioni fanno piano regionali coerenti con quello nazionale”. E ancora: “Spesso si fanno le leggi e poi strumenti e processi si devono adeguare, con il PST può avvenire il contrario, grazie a strumenti concreti e già operativi”.
Palumbo riserva poi parole di elogio per l’industria del turismo enogastronomico piemontese: “Le altre Regioni possono imparare dal Piemonte la capacità di ospitalità e la capillarità dell’accoglienza per i turisti, basti pensare alle Langhe, al Roero e al Monferrato. Un sistema così efficace è raro da vedere anche nei Paesi stranieri, e ciò avviene grazie anche al lavoro di professionisti che non sono strettamente operatori turistici”. “Perché” conclude il dg “un agroalimentare di qualità non consiste solo nel mettere dei prodotti su una tavola imbandita, ma un ragionamento sul cibo come mediatore culturale che attraverso quei prodotti può entrare in contatto con le risorse e la cultura del territorio. Il cibo diventa quindi un elemento di relazione culturale che avvicina turisti e produttori”.

Per portare avanti questa relazione diventano quindi sempre più importanti appuntamenti come il town meeting. A rimarcarlo è Roberta Garibaldi, forte dell’esperienza all’Università di Bergamo che ha portato la città orobica tra le capitali europee della gastronomia con il brand di East Lombardy, la Lombardia orientale: “Il modello di Bergamo è stato un modello partecipato, come sta avvenendo qui oggi, improntando il tutto sull’interazione. Alla base di tutto deve esserci proprio questo confronto dal basso, dai tavoli di lavoro”. Sull’inizio dell’“era Centinaio”, Garibaldi è ottimista: “Il ministro ha un importante background turistico che fa ben sperare, e l’abbinamento con l’agricoltura porterà a uno slancio del turismo enogastronomico. Il turismo può essere abbinato a temi diversi, ma non c’è dubbio che con l’agricoltura abbiamo una grande opportunità”.

Opportunità che tutti gli attori dell’industria turistica devono cogliere per portare a uno sviluppo sistemico, come spiega l’altro padrone di casa dell’evento, Andrea Miccio responsabile area imprenditorialità incentivi e innovazione di Invitalia. “Invitalia è un soggetto centrale nella gestione di fondi pubblici, in particolare dei fondi di sostegno per la nascita di nuove imprese” premette Miccio, che poi spiega i nuovi obiettivi di Invitalia per far emergere le buone idee innovative e dargli sostegno imprenditoriale. “Il progetto con il MIBACT punta a sviluppare le competenze partendo dalle idee e lavorando sulla loro crescita. Guardiamo non solo l’offerta ma anche la domanda, creare nuova impresa significa perciò trasmetter quelle hard e soft skills che mancano, perché un’idea buona non basta”. In questo senso l’appuntamento torinese sul food and wine diventa una “iniziativa propedeutica alla call di settembre sempre a Torino per raccogliere nuovi spunti, ma quando ci sarà la call dovremo portare le buone idee più avanti, tramite la creazione di imprese e competenze”.
Grande attenzione alle startup, quindi, ma “non releghiamo il ruolo di un’agenzia pubblica a quello di bancomat di buone startup. Continuiamo il lavoro di finanziare perché le imprese hanno anche bisogno di sostenibilità sul lato dei capitali. Ma il salto va fatto sull’accompagnamento alla gestione del fondo e sulla creazione di competenze coprendo tutta la filiera. Anche nel private equity per chi riesce a fare il salto”.

Diventa così perfettamente calzante la sintesi operata da Roberta Milano, ex direttrice marketing di Enit e tra le menti di un evento realmente innovativo come il BTO di Firenze. “Come italiani siamo un’eccellenza sia nel turismo sia nell’enogastronomia, e per questi due asset fortissimi siamo riconosciuti da tutte le ricerche il primo Paese: inoltre siamo ritenuti i primi per la qualità della vita. Quello che c’è da fare ora è legare maggiormente insieme queste due eccellenze per creare un prodotto di qualità di turismo enogastronomico. Un collegamento che il turista in parte sa già fare, alcuni dati lo dimostrano inequivocabilmente: le prenotazioni dei tour gastronomici su Tripdvisor sono aumentati nel 2017 del 38,7%, le prenotazioni dei tour enogastronomici e le degustazioni dei vini sono cresciuti del 59%.
Ma in termini di offerta c’è ancora molto da lavorare: servono esperienze e itinerari sempre più personalizzati, per rispondere a una domanda forte di esperienze e di rapporti umani; serve una maggiore competenza digitale per migliorare le strategie e la distribuzione; serve, infine, una maggior collaborazione tra i settori, tra operatori, tra pubblico e privato”.