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smart city

Al Nord come al Sud, i centri urbani del nostro Paese avviano progetti per trasformarsi in "città intelligenti". I buoni esempi non mancano, ma le tecnologie non possono sostituire l'interesse alla vita pubblica dei cittadini

Che cos'è una smart city? È una città intelligente, ovvero in grado di capire le domande e le necessità dei cittadini in modo da dare risposte efficaci e intelligenti.
In pratica, le smart cities sfruttano le nuove tecnologie per fornire informazioni e servizi in un'ottica di efficienza, risparmio ed ecosostenibilità. Un percorso obbligato, che tuttavia appare ancora poco chiaro, ma che in Italia inizia a essere finalmente compreso da città grandi e piccole.
Come spiega Manuela Campanelli sul Corriere della Sera, infatti, non mancano i buoni esempi di centri urbani italiani che stanno mettendo in campo (o forse meglio in strada) progetti e iniziative volte a farli diventare pienamente smart. Milano, per esempio, oltre ad aver iniziato lo sviluppo di un sistema di illuminazione a Led (più duratura, meno costosa e in grado di variare la sua intensità a seconda del momento), ha dato vita a 15 isola digitali, "postazioni esterne distribuite nella città e corredate da spazi wi-fi, noleggio di quadricicli elettrici e possibilità di ricarica elettrica per veicoli privati, il cui numero salirà a trenta nel mese di febbraio" come spiega Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca. E ancora a Milano, a breve si avvierà la costruzione di un incubatore per giovani imprese dedite a realizzare progetti di smart city.

 

Non solo Milano diventa smart. Genova, riporta il Corriere, sta creando un "porto green", con impianti eolici ed elettrificazione delle banchine. Il capoluogo ligure, insieme a Torino e Milano, "ha firmato di recente un protocollo d'intesa per intercettare finanziamenti europei volti a realizzare piattaforme logistiche per i trasporti e aree urbane nell'ottica di trasformare l'ex triangolo d'oro dell'industria italiana nel triangolo delle smart cities".
Altri buoni esempi arrivano da Padova, con il suo progetto "Cortili ecologici" per adottare abitudini sostenibili e soluzioni intelligenti mirate a ottenere il 30% di riduzione del consumo domestico d'acqua e il 15% di risparmio sia d'energia nelle abitazioni e sia dei rifiuti prodotti.
E anche nel Mezzogiorno d'Italia le best practice non mancano: come a Baronissi, in provincia di Salerno, dove, come spiega Valerio Ladalardo, geometra responsabile del Servizio ambiente del Comune, "l'elevata percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti che ha superato il 73% ha permesso di diminuire il costo del servizio d'igiene urbana del 17% negli ultimi tre anni, un risultato tuttavia inficiato del 50% dai nuovi balzelli contemplati nell'odierna Tares".
"Sebbene la strada sia ancora lunga e non ben tracciata, il fatto di aggregare intenti, condividere esperienze e favorire il dialogo tra gli attori locali sembra essere la via prescelta per cambiare realmente in meglio la qualità della vita quotidiana dei cittadini" afferma dunque la giornalista del Corsera. Ma per trasformare una città in una smart city, come dice anche il presidente di Forum PA Carlo Mochi Sismondi, "Non ci si deve per esempio illudere che le nostre città possano diventare intelligenti riempiendole di sensori. La tecnologia spinta non può infatti sostituire la ricchezza delle relazioni, la partecipazione alle scelte o la cultura dei cittadini sui temi della sostenibilità ambientale".

 

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(fonte foto)

 

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